Corner Clubs

Risultati, Classifiche e Commenti sul campionato di Serie A Femminile e delle Giovanili Nazionali

Moderatore: Emy77

Avatar utente
andrea12
Messaggi: 1434
Iscritto il: 2 lug 2008, 16:32

Corner Clubs

Messaggioda andrea12 » 22 mag 2011, 9:51

Mi sembra che sempre più spesso, anche per argomenti rugbystici di varia natura, emerga sempre più frequentemente il concetto di CLUB, FRANCHIGIA, BILANCIO, ATTIVITA' DI PROPAGANDA, ecc, che sono i reali obiettivi di qualsiasi rugby Club.
Forse, visto che ci sono nel forum parecchi esperti, ma anche solo persone che si interessano e ragionano del rugby italiano in generale, varrebbe la pena aprire un thread nuovo in cui postare idee ed opinioni sulla struttura e gli obiettivi preminenti, ma anche le procedure, se mai si volesse, del Club di rugby.
Mi si dirà che ci sono Club poverissimi (io faccio anche il presidente di uno di questi), altri che, insomma, a fine stagione riescono a barcamenarsi e a far giocare 200/400 giovani e altri, credo un numero pittosto esiguo, che invece (beati loro) dicono di avere tanti problemi ma sbarcano il lunario con budget milionari (credo non più di una quindicina in tutta Italia).
Non posso dire di aver sempre visto una grande differenza di professionalità (almeno negli ultimi 20 anni circa) relativamente connessa a costi annui elevati o medi, ma posso dire con molta tranquillità che budget ingenti solitamente risolvo problemi (di varia natura e genere) di prime squadre importanti.
Cioè, il costo per l'attività giovanile, mi sembra che sia molto simile per tutti; con un risvolto interessante: là dove la formazione dei giovani diventa il flesso di un futuro gioco di qualità o povero, là non ci sono i migliori allenatori (che credo che debbano essere pagati di più del bravo, o bravissimo e insostituibile "volontario", spesso mal pagato o non pagato del tutto, che però, in situazioni di grande difficoltà ma anche "cuore" porta avanti un lavoro spessissimo insostituibile). Come in tutti i sistemi capitalistici, chi ha di più, spesso riesce anche a porre dei buoni allenatori nelle giovanili e a ottenere dei parchi-giocatori a basso prezzo per alta/media qualità. Cioè, se fosse vero quello che dico: chi ha più soldi riesce anche a formare meglio i giovani; chi non ne ha si deve arrangiare come può, sapendo fin dall'inizio che la qualità dell'operato tecnico e formativo del Club rimane molto bassa. Questo, per me, è ben visibile in moltissime realtà della Serie C, tant'è che alcuni, ancora troppo pochi presidenti, hanno optato per progetti più virtuosi e meno visibili in tempi brevi: "metto un buon staff nelle giovanili (che mi costa come un unico staff nella prima squadra) ma nel giro di 3/5 anni mi ritrovo dei seniores di discreto valore (a costo relativamente accettabile, perchè c'è l'ammortamento) da inserire con successo in prima squadra e tentare il grande sogno: serie B o anche di più." . Non so bene se pure con questo ultimo ragionamento, che ritengo sicuramente più apprezzabile del precedente e invalso, sia possibile a far ragionare consigli direttivi diversi sul concetto di franchigia (a cui credo, comunque, si debba tendere).
Spero di innescare qualche discussione costruttiva e intelligiente. Buon rugby

halfsaw
Messaggi: 93
Iscritto il: 17 set 2005, 0:00
Località: Sestri Levante

Re: Corner Clubs

Messaggioda halfsaw » 22 mag 2011, 23:01

andrea12 WroteColonMi sembra che sempre più spesso, anche per argomenti rugbystici di varia natura, emerga sempre più frequentemente il concetto di CLUB, FRANCHIGIA, BILANCIO, ATTIVITA' DI PROPAGANDA, ecc, che sono i reali obiettivi di qualsiasi rugby Club.
Forse, visto che ci sono nel forum parecchi esperti, ma anche solo persone che si interessano e ragionano del rugby italiano in generale, varrebbe la pena aprire un thread nuovo in cui postare idee ed opinioni sulla struttura e gli obiettivi preminenti, ma anche le procedure, se mai si volesse, del Club di rugby.
Mi si dirà che ci sono Club poverissimi (io faccio anche il presidente di uno di questi), altri che, insomma, a fine stagione riescono a barcamenarsi e a far giocare 200/400 giovani e altri, credo un numero pittosto esiguo, che invece (beati loro) dicono di avere tanti problemi ma sbarcano il lunario con budget milionari (credo non più di una quindicina in tutta Italia).
Non posso dire di aver sempre visto una grande differenza di professionalità (almeno negli ultimi 20 anni circa) relativamente connessa a costi annui elevati o medi, ma posso dire con molta tranquillità che budget ingenti solitamente risolvo problemi (di varia natura e genere) di prime squadre importanti.
Cioè, il costo per l'attività giovanile, mi sembra che sia molto simile per tutti; con un risvolto interessante: là dove la formazione dei giovani diventa il flesso di un futuro gioco di qualità o povero, là non ci sono i migliori allenatori (che credo che debbano essere pagati di più del bravo, o bravissimo e insostituibile "volontario", spesso mal pagato o non pagato del tutto, che però, in situazioni di grande difficoltà ma anche "cuore" porta avanti un lavoro spessissimo insostituibile). Come in tutti i sistemi capitalistici, chi ha di più, spesso riesce anche a porre dei buoni allenatori nelle giovanili e a ottenere dei parchi-giocatori a basso prezzo per alta/media qualità. Cioè, se fosse vero quello che dico: chi ha più soldi riesce anche a formare meglio i giovani; chi non ne ha si deve arrangiare come può, sapendo fin dall'inizio che la qualità dell'operato tecnico e formativo del Club rimane molto bassa. Questo, per me, è ben visibile in moltissime realtà della Serie C, tant'è che alcuni, ancora troppo pochi presidenti, hanno optato per progetti più virtuosi e meno visibili in tempi brevi: "metto un buon staff nelle giovanili (che mi costa come un unico staff nella prima squadra) ma nel giro di 3/5 anni mi ritrovo dei seniores di discreto valore (a costo relativamente accettabile, perchè c'è l'ammortamento) da inserire con successo in prima squadra e tentare il grande sogno: serie B o anche di più." . Non so bene se pure con questo ultimo ragionamento, che ritengo sicuramente più apprezzabile del precedente e invalso, sia possibile a far ragionare consigli direttivi diversi sul concetto di franchigia (a cui credo, comunque, si debba tendere).
Spero di innescare qualche discussione costruttiva e intelligiente. Buon rugby

andrea, io sono convinto che l'investimento sulle giovanili sia fondamentale. Per investimento intendo dire che le società dovrebbero assegnare i migliori tecnici disponibili alle giovanili: il giocatore di prima squadra ha bisogno solo di un tecnico che lo faccia giocare assieme ai compagni; il ragazzo ha bisogno che gli vengano insegnati i fondamentali, dal placcaggio al passaggio, agli intervalli e al regolamento (e tutto quello che vuoi, in mezzo). ovvio che il lavoro più duro, ma più importante è quello del tecnico delle giovanili. ma possiamo anche pensare a un tecnico della prima squadra che abbia anche la responsabilità di supervisionare il lavoro degli allenatori dei bambini, indicando metodologie e soprattutto priorità di didattica, ma anche essendo presente agli allenamenti delle giovanili, in modo da supportare i soliti volenterosi volontari (peraltro indispensabili nel nostro movimento).
il concetto di franchigia va oltre. innanzi tutto è l'antitesi del concetto di fondare società assurde con pochissimi tesserati solo per disaccordi tra dirigenti (non vado d'accordo con il presidente, così fondo una società portando via mio figlio e altri 2-3 amici: l'altra società è nella c...a e io sono felice, anche se mio figlio non gioca o gioca in prestito...). la federazione dovrebbe avere un po' di coraggio e rifiutare l'affiliazione di queste società: ti affilio sub-iudice e se non mi monti almeno un campionato o dei concentramenti, l'affiliazione salta. invece dovrebbe premiare le società che associandosi riescono a mettere in piedi più squadre.
ovvio che le liste di franchigia devono essere aperte (vedi le franchigie anglosassoni o del sanzar).
ne parliamo ancora...

Avatar utente
andrea12
Messaggi: 1434
Iscritto il: 2 lug 2008, 16:32

Re: Corner Clubs

Messaggioda andrea12 » 23 mag 2011, 8:43

La creazione di una franchigia, non è in antitesi, con ciò che propongo; anzi, diventa qualcosa di migliorativo in senso assoluto.
Quello che dico io, è che attualmente il numero di tesserati è aumentato molto rispetto a soli 10 anni fa; ed è ora di adattare le regole anche ai numeri, sopratutto se si è interessati a fare qualità. Poichè la qualità del futuro la puoi fare solo sui giovani, va rivisto, normandolo, anche il concetto di società. Mi sta molto bene la franchigia, perchè questa è votata alla qualità, a costo anche di impiegarci qualche tempo in più. Se non fa qualità davvero, è destinata a morire di morte propria. E anche questo mi sta bene. Infatti la creazione del concetto, un poco più capillarizzato, di franchigia, creerebbe strutture societarie molto differenti dalle attuali, spero anche un poco più aperte (culturalmente). iNIZIALMENTE SAREBBERO FRANCHIGIE SOPRATUTTO PER GIOVANI, IN CUI L'INTERSCAMBIO DI RAGAZZI PUò AVVENIRE NEL MODO PIù LIBERO POSSIBILE.
Questo sistema, sposterebbe gli interessi da un rugby giovanile mediamente mediocre, ad uno di qualità; e finalmente a fine formazione avremmo dei giovani realmente pronti per entrare in seniores, riducendo il limbo attuale che a livello internazionale ci vede perfettamente perdenti. Faccio un ulteriore esempio: quando mio figlio aveva 14/15 anni e incontrò un tecnico della regionale molto valido (almeno per me, sia sotto il profilo tecnico che didattico) (e l'esempio lo possiamo fare anche con un tecnico della stessa franchigia che allena un'altro gruppo) non potè cambiare tecnico, perchè nella realtà ti tieni quello che ti capita in sorte. Ma queste accettazioni non sono cose che fanno bene al rugby perchè quando ti accorgi che altrove si può fare meglio, o vai lì dove si impara e ci si diverte di più, o rimani parcheggiato in attesa delle demotivazioni (che arrivano in fretta).
Sfondi una porta aperta, perfettamente d'accordo ad un sistema elastico in tutti i sensi, anche di creazione, là dove i numeri lo permettono di avere per ogni squadra di serie C almeno 2 U.12 e almeno 2 U.14; in brevissimo tempo, sopratutto nelle zone di maggiore tesseramento (Lombardia e Veneto, ma anche in Emilia non si scherza) avremmo campionati mono età: U.11, 12, 13, 14, 15, 16, 17 e 18. Non hai l'obbligatorietà? nessun problema: continui a giocare e divertirti ma vai in serie D........e buon rugby a tutti

Avatar utente
zorrykid
Messaggi: 3946
Iscritto il: 10 nov 2004, 0:00
Località: mestre

Re: Corner Clubs

Messaggioda zorrykid » 24 mag 2011, 17:52

Il problema principale è: qual'è il metro di misura? Chi effettua la misura? Nel rugby questa cosa deve farla il direttore sportivo, che non deve coincidere con altre cariche... Troppo spesso capita che il DS coincida con il tecnico della prima squadra, ed allora difficilmente dirà: non abbiamo una buona classifica perchè non ho lavorato bene. Più probabile sentire: se c'era un numero 8, l'apertura che buttava dentro i calci.... Stessa cosa anche se pigli un tecnico di nome per le giovanili, con un progetto per costruire. Se ti manca chi ha la competenza per giudicare l'operato casca tutto... Specialmente nei club diretti non da giocatori, allenatori, gente che conosce l'argomento rugby ma da genitori la cosa diventa veramente complicata... Paghi un tecnico fior di quattrini e pensi che abbia la bacchetta magica per risolvere tutti i tuoi problemi... Credo il punto di partenza è avere una struttura di club, fatta da gente competente che sa a chi affidare i giocatori... Che capisce il lavoro fatto. Ti do una squadra che spera di salvarsi, arrivi a metà classifica, giudico il tuo lavoro buono.... Sei partito con 30 giocatori, finisci il campionato in 20, l'anno prossimo stai a casa tua... 8-)
Immagine Vado bene per Rialto?


Torna a “Campionati Femminile e Giovanili”

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 2 ospiti