Storia del campionato italiano e del super 10

La Storia del Rugby, le sue Tradizioni, le Leggende, attraverso documenti, detti, racconti, aforismi.

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GRUN
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Messaggioda GRUN » 23 feb 2007, 16:54

Ringrazio tutti per le gentili parole. Farò il possibile nel migliore dei modi. Wakea, i miei amici aquilani e frascatani mi rimproverano spesso di parlare troppo di Rovigo... Ma sarà inevitabile, anche più avanti, venire a planare ancora sul Polesine, rendendoti così ancora più felice.

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teodoro
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Messaggioda teodoro » 24 feb 2007, 2:05

GRUN WroteColonRingrazio tutti per le gentili parole. Farò il possibile nel migliore dei modi. Wakea, i miei amici aquilani e frascatani mi rimproverano spesso di parlare troppo di Rovigo... Ma sarà inevitabile, anche più avanti, venire a planare ancora sul Polesine, rendendoti così ancora più felice.


a me renderai sicuramente felice quando parlerai dei Bersaglieri!! 8-)
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GRUN
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Messaggioda GRUN » 26 feb 2007, 19:37

Ripartiamo dal connubio tra Petrarca Rugby ed imprenditoria locale; da questo rapporto privilegiato deriverà non solo la realizzazione del centro della Guizza, che verrà inaugurato nel 1989 (anche se le squadre giovanili continueranno a calcare per qualche anno anno il campo storico di Prato della Valle), ma anche la possibilità per il sodalizio dei gesuiti di non avvalersi di sponsor, almeno fino al 1992, quando, ultima società del massimo campionato, il Petrarca si legherà alla Simod. A garantire autonomia saranno i contributi di ex giocatori, dirigenti, semplici simpatizzanti, che faranno ogni anno affluire nelle casse sociali il denaro necessario a sviluppare un progetto, formativo e sportivo, che garantirà la costituzione di un'identità sulla quale sarà necessario tornare più avanti. Senza dimenticare l'esperienza del Cus Padova e del Tre Pini (che arriverà negli anni ottanta a giocare nel massimo campionato), sarà altresì indispensabile anche esaminare un'altra fondamentale espressione rugbistica sviluppatasi a Padova, quella delle Fiamme Oro, che ebbe per più di un decennio un ruolo fondamentale nella storia del campionato e, di riflesso, della nazionale. Ma di questa società, costituitasi nel 1955, scriverò quando ci addentreremo nella storia di quel decennio, che vedrà anche l'affermarsi, al massimo livello de L'Aquila e di Treviso (e anche su queste due realtà torneremo più avanti). Ad introdurre ed anticipare lo sguardo sulla città della Marca e la sua provincia, con un'analisi dei paradigmi di sviluppo di un cosmo che transiterà da un'economia agricola di sussistenza ad altre forme di produzione e sviluppo economico con una rapidità quasi unica nella realtà sociale italiana e con conseguenze che ricadranno anche sulle identità rugbistiche, uso degli estratti di un'intervista a Gian Domenico Mazzoccato. Mazzoccato è un bravo, e purtroppo poco conosciuto fuori dalla sua regione, scrittore trevigiano che ha realizzato, oltre a numerosi altri titoli di narrativa, poesia e saggistica, tre libri sul rugby. Uno di questi, "TREVISO, LA PRIMA VOLTA", è uno degli esiti più felici dati dall'incontro tra rugby e letteratura.
"... quello al quale sono più legato è "Treviso, la prima volta", in cui ho raccontato di una squadra squattrinata... soprattutto ho raccontato una città ancora dolorante per le ferite della guerra e per i bombardamenti subiti, una città che anche attraverso uno sport fatto di fatica ed umiltà, cercava di alzare la testa".

GRUN
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Messaggioda GRUN » 26 feb 2007, 19:56

Prima di ripartire dall'immediato dopoguerra, un'ultima considerazione relativa a tutte quelle società di provincia saranno, dagli cinquanta in avanti, il sedimento sul quale andrà a poggiare la struttura del rugby italiano. A fronte di paradigmi di sviluppo e di tratti identificativi così diversificati, si può però individuare un elemento in grado di fungere da minimo comun denominatore per le società e le città sopra individuate, ma anche per Brescia e Parma, che tanta importanza avranno nella storia del rugby nazionale. In tutti questi centri, con la parziale eccezione di Padova, durante gli anni cinquanta, quelli che segnano "l'esplosione" in quei contesti del rugby, non si registra la presenza di squadre di calcio partecipanti alla serie A o addirittura ai campionati professionistici dello sport nazionale. Il Padova Calcio, dopo due campionati difficili ad inizio decennio, retrocede, ritorna in a nel 1955 e vive le sue stagioni più entusiasmanti nella seconda metà del decennio, arrivando, sotto la guida del "Paron" Nereo Rocco ad uno storico terzo posto nel campionato 1957/58. Il suo declino, sancito dalla retrocessione al termine della stagione 1961/62, coincide con l'affermazione del rugby e anche del basket (a Padova arriverà uno dei più grandi americani mai visti sui nostri parquet, Doug Moe, personaggio straordinario). Non a caso nel momento più felice del Petrarca Rugby, gli anni settanta dei molti scudetti, con grande seguito di pubblico e sostegno popolare, la squadra di calcio conoscerà l'umiliazione della serie C, lasciando il compito di rappresentare la Padova sportiva, e di darle lustro agli occhi di un paese intero, ai ragazzi di Memo Geremia...

sanzen
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Messaggioda sanzen » 27 feb 2007, 16:54

Leggo con molta intensità la tua analisi riguardo la storia del massimo campionato Italiano di rugby, Grun, sperando arrivino nitidi i ricordi delle partite che ho visto nel corso degli anni, per portare il mio contributo ad una così importante e utile discussione.
Sono anche all'opera nello scavo tra i ricordi dei derby veneti che hanno rappresentato quasi la totalità delle partite che ho visto tra gli anni 70/80 e primi 90, anche se leggendo l'elenco delle squadre che dall'80 hanno partecipato al massimo campionato devo dire che ho piacevolmente "scoperto" di averne viste molte all'opera qui nel Veneto.
Torno nella miniera dei ricordi, mi servirebbe un'annuario come quelli usciti tra la fine degli anni 70 e primi 80 editi se non erro dall'editrice che pubblicava All Rugby (Luciano Ravagnani edition), mi aiuterebbero a mettere insieme dati e luoghi, giocatori e andamento delle partite.
Qualche suggerimento in proposito?
Grazie

GRUN
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Messaggioda GRUN » 27 feb 2007, 17:24

Caro sanzen, un annuario molto completo ed attendibile è quello curato da Pacitti e Volpe e citato in questo 3D da zuffy e MT. per quelli pubblicati dalla casa editrice di All Rugby temo ti dovrai rassegnare al rimpianto, a meno che Yary da Frascati non serbi qualche sorpresa nella propria bacheca...

beju
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Messaggioda beju » 27 feb 2007, 17:45

ME C......NI, VORREI FARTI TANTI COMPLIMENTONI !!!
FAI PAURA... E' TUTTA FARINA DEL TUO SACCO???
PUBBLICALO E FAI CONOSCERE IL NOSTRO CAMPIONATO A TUTIIIII
:shock: :shock: :shock: :shock:

MAX_AM
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Messaggioda MAX_AM » 27 feb 2007, 18:35

Grazie per lo straordinario racconto che stai facendo ...
Per quanto mi riguarda, (sono sicuramente il più ignorante dei forumisti sulla storia del rugby in Italia) trovo utilissimo tutto ciò che stai scrivendo.

Mi auguro che sia possibile trovare un sistema alla fine per rendere tutto questo più ... "leggibile" in un documento a corpo unico.

Bravo e ancora grazie!

GRUN
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Messaggioda GRUN » 27 feb 2007, 18:42

Grazie beju. Sì certo farina del mio sacco, ma ottenuta consultando fonti, molte fonti che vanno giustamente citate (l'avrei fatto più avanti, però se ne presenta l'occasione, quindi...):
- l'annuario sopra ricordato;
- Rugby. Storia del rugby mondiale dalle origini ad oggi, di L. Ravagnani e P. Fadda (con la collaborazione di I. Malfatto e W. Pigatto) ripubblicato da Sep Editrice poche settimane fa;
- 2000, Italia in meta di F. Volpe e V. Vecchiarelli, GS Editrice, 2000;
- il testo di Mazzoccato sopra citato;
- moltissimi siti da Planet Rugby a quelli di varie società italiane e straniere;
- L'Industria. I problemi dello sviluppo economico. Storia d'Italia Einaudi, AA.VV, 2005.
E poi i contributi, garantiti da racconti e lettere, di molti protagonisti diretti di questa storia.
E centinaia di ritagli, collezionati negli anni, delle più svariate testate.
E le mie personali e modeste convinzioni e riflessioni, rifilate a voi poveri disgraziati che avete la forza di leggerle...

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TUCKER
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Messaggioda TUCKER » 27 feb 2007, 19:02

Mancano solo la dedica ed un editore...

GRUN
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Messaggioda GRUN » 27 feb 2007, 19:50

Grazie anche a te MAX AM.
Riprendo la storia riallacciandomi alle vicende delle ultime fasi della seconda guerra mondiale e a quelle immediatamente successive. Mentre l'Italia è, dopo l'armistizio dell'otto settembre 1943 fisicamente, emotivamente e politicamente spezzata in due, si registrano i primi segnali di ripresa dell'attività rugbistica, segnatamente a Roma, grazie alla volontà e alla passione di alcuni ragazzi della gloriosa Rugby Roma. E' facile immaginare quanto precaria potesse essere la loro attività; a corroborarla interverranno, con l'arrivo nella capitale nel giugno 1944, le truppe dell'Ottava Armata, forti del contributo anche di sudafricani, neozelandesi ed australiani. Ora, si è molto scritto dell'influenza avuta sul movimento rugbistico da parte di questi militari. Io, come fatto in intervento in un altro 3D e riportato all'inizio di questo da MT, sarei propenso a ridimensionare la portata di questo influsso e spiego il perché. Ravagnani e Fadda in "Rugby. Storia del rugby mondiale dalle origini ad oggi" informano, giustamente, che la risalita della penisola da parte delle forze di liberazione anglo-americane, partita dalla Sicilia nel 1943, dopo l'ingresso in Roma si articola lungo due differenti direttrici. La Quinta Armata americana avanza avendo come principale riferimento la costa tirrenica, l'Ottava Armata britannica sale utilizzando la costa adriatica. Il loro passaggio, comporta, oltre all'arretramento dei tedeschi, alla distribuzione di cioccolata, alla diffusione dello swing, la proposta dei loro sport preferiti, baseball per gli statunitensi e rugby per i sudditi della corona. Tutto giusto, anche se tra gli sport "americani" dovrebbe essere citato il basket, che era già noto e praticato nella penisola, ma che riceve uno straordinario impulso dall'opera di Elliot Van Zandt, personaggio da romanzo, un capitano d'armata che insegna ai cestisti italiani l'importanza dei fondamentali, diventa allenatore della nazionale conquistando l'argento agli europei di Ginevra del 1946 e finisce per fare poi anche il preparatore atletico del Milan (calcio). Nel baseball l'influsso a stelle e strisce è ancora più marcato e decisivo; basti pensare che la federazione italiana di palla base (sic) viene costituita solo nel dopoguerra, dopo che gli americani hanno diffuso ad Anzio, Nettuno, Grosseto, solo per citare alcune città, la passione per mazze e guantoni. Nel rugby non si registrano episodi di così travolgente importanza (ed infatti lungo la costa adriatica la palla ovale non vede affermarsi nessuna realtà davvero significativa). E' vero invece che i rugbisti dell'Ottava Armata fungono da catalizzatori, organizzando partite con squadre italiane che si stanno riformando e risvegliando un certo entusiasmo. Ma quest'opera, per quanto importante, non determina una radicale revisione di schemi tecnici o l'avvento di rivoluzioni tattiche o culturali. L'apporto del maggiore Hearn, che allenerà a Roma, o dell'altro ufficiale sudafricano, il grande Louis Babrow (del quale parlerò tra poco perché è personaggio incredibile che merita più di una citazione frettolosa) è fecondo, ma non paragonabile a quello garantito anni prima da Saby. Le stesse proposte tecniche di Hearn (organizzazione del pacchetto di mischia e affondo verticale) erano già state anticipate ed in parte sviluppate, sempre a Roma da Theron, come visto in precedenza. Il fatto stesso che i testi italiani di storia del rugby consultabili riportino in pratica solo questi due nomi, ricordino solo queste due figure, dovrebbe far pensare.

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Wakea
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Messaggioda Wakea » 27 feb 2007, 20:12

grun è andato a cena..
beh, quando riprende io sto qua per leggere.

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Messaggioda parramatta » 28 feb 2007, 22:26

io penso invece, dopo riflessione acuta e dandomi la zappa sui piedi, che sia troppo bello il racconto di grun per legerlo online, a pezzi, discontinuamente.
perche non lo scrivi prima tutto, lo pseudo pubblichi? e poi per noi come per tutto altro lettore girare le pagine del libricino sarà ancora piu emozionante...
dalle fonti citate stai spendendo molto tempo e passione in questo, potresti rientrarci non solo in termini di gloria!

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Messaggioda GRUN » 1 mar 2007, 17:04

Nell'Ottava Armata il rugby era giocato, oltre che nelle divisioni inglesi, soprattutto nel 30° Corpo, dove figuravano le divisioni indiana (Quarta), neozelandese (Seconda), australiana (Nona) e sudafricana (Prima). Venivano disputate partite molto improvvisate, in campi di fortuna, specie nel deserto nordafricano, ma non per questo meno leggendarie. Una di quelle sulle quali si è scritto di più venne organizzata il 21 ottobre 1942, due giorni prima dell'inizio della seconda battaglia di El Alamein. Dopo essere stato nominato ad agosto da sir Alan Francis Brooke comandante delle forze dell'Ottava Armata, reduci dalle sconfitte inflitte da Rommel sul fronte dell'Africa settentrionale, Bernard Law Montgomery, rintuzzato un attacco il 30 agosto ad Alam Halfa, inizia a rifornire di uomini e materiali l'Armata e fa partire l'Operazione Lightfoot. Il piano prevede di attaccare il centro del settore nord, aprendo due corridoi nei campi minati per consentire il passaggio dei mezzi corazzati destinati ad eliminare i panzer avversari e permettere di sfondare nel tratto tenuto dagli italiani. Nel quadro dell'Operazione Lightfoot è prevista un'azione preventiva, denominata Operazione Bertram, che consiste nell'attuazione di tutta una serie di diversivi tesi ad ingannare gli osservatori tedeschi, non solo fingendo un attacco a sud, ma sviando Rommel anche sui tempi e le modalità dell'offensiva e sulle condizioni psicologiche degli uomini dell'Ottava Armata. Così Montgomery fa fabbricare un falso oleodotto a sud e dissemina quell'area di finti carri armati, in realtà jeep alle quali vengono applicati sagome di compensato, mentre a nord maschera e nasconde, avvalendosi della suprvisione dello sceneggiatore cinematografico Barkas e dell'illusionista Maskelyne, il grosso delle forze. Per far credere agli aerei da ricognizione tedeschi che anche psicologicamente i suoi soldati siano lontani dalla battaglia, Montgomery usa il rugby e si avvale dell'apporto di Louis Babrow, ufficiale medico, al quale viene assegnato l'incarico di tracciare il campo, tirare su le H, reclutare i giocatori, trovare arbitro e fischietto e giocare, nel caldo opprimente del deserto africano, la partita forse più importante della sua vita, con gli aerei nemici a ronzare sopra la testa dei trenta ruggers...

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Messaggioda GRUN » 1 mar 2007, 17:39

Di altre partite particolari, giocate in condizioni estreme nel corso della seconda guerra mondiale si ha ancora memoria; in particolare si rammenta un torneo giocato nel campo di prigionia di Thorn, in Polonia, la cui storia meriterebbe un capitolo a parte, tanto è emozionante. Per tornare all'Ottava Armata ed al suo arrivo su suolo italiano, si è parlato spesso di confronti con squadre italiane. Mancando riscontri ufficiali, si deve pensare che si trattasse di partite piuttosto informali, come quelle giocate a Roma e a L'Aquila, dove era stato allestito un campo di riposo per gli anglo-americani e dove con ogni probabilità Tommaso Fattori, che viveva ormai nella città abruzzese, addirittura con alloggio all'interno dello stadio poi a lui intitolato, non si fece scappare le occasioni di far confrontare i ragazzi ai quali stava insegnando rugby con neozelandesi, sudafricani ed australiani. L'unica partita ad essere stata investita del crisma dell'ufficialità, qualificata come test, almeno per l'autorevole Rugby Forum sudafricano e dall'annuario del S.A. Defence Force Rugby, è quella giocata a Roma nel 1944 tra la Sesta Divisione Armata Sudafricana e la Seconda Divisione Neozelandese. Vennero anche suonati gli inni nazionali e si trattò di un match di altissimo livello tecnico. Basti pensare che nella squadra sudafricana, allestita e capitanata da Louis Babrow, straordinario tre quarti della leggendaria formazione Springbok del 1937, giocò anche Felix Du Plessis, futuro capitano degli Springboks nella serie del 1949 contro gli All Blacks. Per la cronaca la partita venne vinta 8-3 dai sudafricani.


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