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La Siria cerca uno spiraglio di normalità nel rugby

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Scritto da Rugby.it

La nazionale di Damasco è pronta al debutto

Malgrado tutto, malgrado la guerra civile e la crudeltà fanatica del Califfato, malgrado l’intervento militare forse disastrosamente sbagliato dell’Occidente, malgrado la crescente penuria di soldi e di strutture, malgrado la paura e la rarefazione dei giocatori, il rugby siriano vuole provare a disputare il primo test match della propria storia. Un esordio internazionale contro la “sorella” Giordania, in programma il 24 aprile ad Amman e valido per la terza fascia della Coppa d’Asia; esordio del tutto inaspettato, proprio nel momento più buio della storia del paese. E’ un colpo d’ala che ricorda la fierezza e l’imprevedibilità di Zenobia, l’antica regina di Siria che nel III secolo d.C. si ribellò al protettorato romano riuscendo a creare, seppur per poco tempo, un vasto regno comprendente gran parte dell’odierno medio oriente e avente per capitale Palmira, la città il custode delle cui rovine è stato ucciso un anno fa dal nuovo califfato per il rifiuto a divenir collaborazionista. A Zenobia è dedicato il più importante club siriano di rugby, i Damascus Zenobians. Nel martoriato paese la palla ovale è rappresentata ormai quasi esclusivamente da questa squadra, poiché i lavoratori europei e americani che costituivano una corposa porzione del piccolo movimento rugbistico locale sono fuggiti lasciando sguarniti gli unici altri due team. L’ultimo giocatore straniero se ne è andato nel 2011. A quel tempo si era già formato un consistente gruppo di rugbisti locali, ma pian piano anche questo drappello si è assottigliato”, ha spiegato al quotidiano inglese The Guardian il 29enne Hani, numero otto degli Zenobians; “ora siamo rimasti solo in dieci, ma nessuno di noi manca mai a un allenamento”. Senza più campo e senza più sponsor, i rugbisti del club dell’antica regina sono sostenuti solo dalla passione e dal desiderio di reagire al dramma della propria nazione, ridotta a un puzzle di brandelli governati da mille forze diverse. I ribelli islamici controllano anche alcuni sobborghi a est della capitale, sparacchiando verso il centro con i mortai; pericoloso pure recarsi al campo di allenamento. “Ma cosa non è pericoloso oggi in Siria?”, chiede il 37enne flanker Mohammed, in una testimonianza che prendiamo sempre dal Guardian. “Per me il rugby non è solo sport ma anche cultura, stile di vita. E comunque non lascerò mai il posto dove sono nato”. Questo pugno di giocatori, integrato da qualche rugbista degli altri due club della capitale, proverà a far debuttare la palla ovale siriana: domenica 24 aprile ad Amman contro la Giordania e tre giorni più tardi, sullo stesso campo, contro l’Arabia Saudita. Benché tre mesi siano lunghi nelle condizioni attuali e non si possa esser certi che il torneo andrà in porto (Coppa d’Asia e Coppa d’Africa hanno una lunga tradizione di match cancellati all’ultimo momento), già l’ipotesi di una partecipazione è un segnale in qualche modo incoraggiante. Improbabile che il debutto dei rugbisti siriani possa concretamente portare un po’ di pace nel paese ma la loro sarà comunque una goccia di normalità lasciata cadere nel calderone del fanatismo islamico, il nazismo del ventunesimo secolo.

Campionato d’Asia

Terza divisione, girone Ovest. Ad Amman, Giordania

24 aprile: Giordania v Siria

27 aprile: Arabia Saudita v Siria

30 aprile: Giordania v Arabia Saudita

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