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Il pittore dell’alba del rugby azzurro

vinci mancioli
Scritto da Rugby.it

Dai Vinci ai Mancioli, breve viaggio nella pallovale anni ’30

 

Nella nazionale italiana che il 20 maggio 1929 disputò allo stadio del Montjuich di Barcellona il primo test match della propria storia giocavano quattro fratelli: Eugenio, Paolo, Francesco e Piero Vinci. Il Montjuich venne inaugurato proprio quel giorno e gli spagnoli batterono l’Italia 9-0 con tre mete non trasformate; i quotidiani di allora ci raccontano che il pubblico si annoiò di fronte a quel rugby ancora acerbo e che la partita fu interrotta a metà primo tempo dall’arrivo in tribuna del re (in tuba) e della regina (con cappellino cloche) di Spagna, all’apparizione dei quali le formazioni furono radunate e gli inni suonati.
Poche settimane fa la FIR ha ripubblicato una bella fotografia dei fratelli Vinci. Il sole a picco sui volti, il forte contrasto tra luce e ombre, le fronti illuminate, gli occhi corrucciati, le maglie aderenti, la granulosità dell’aria… quell’istantanea è un documento storico importante ma ha anche avuto -secondo noi- il particolare potere di evocare altre immagini di quel periodo, altrettanto emblematiche per il rugby italiano: le illustrazioni di Ottorino Mancioli.

mancio tommaso zio 1907Cresciuto in una famiglia di studiosi di medicina, Mancioli era divenuto disegnatore per passione e condusse parallelamente la carriera medica e quella artistica. Il nome di battesimo, Ottorino, era forse un insolito omaggio allo zio Tommaso, che un anno prima della sua nascita, nel 1907, aveva pubblicato per la Hoepli un manuale di oto-rino-laringojatria.
Le sue opere pittoriche si nutrivano di art deco e futurismo, con soggetti presi soprattutto dall’ambito sportivo. Forte delle proprie conoscenze mediche e di un talento cullato fin da bambino, Mancioli possedeva una capacità fine nell’esprimere le forme anatomiche e le linee del corpo in movimento.

italIl poster dei primi anni ’30 con un rugbista in maglia blu che corre possente e guardingo rimane forse il più bel manifesto italiano di rugby di sempre. In esso compaiono gli aspetti tipici di Mancioli: la statuarietà moderna dell’atleta, una composizione essenziale con il soggetto protagonista totale su sfondo neutro, l’attenzione alla muscolatura, il gioco delle ombre con la luce che arriva dall’alto, gli occhi socchiusi dalla concentrazione agonistica e dal vampare del sole, il torso e le gambe come carrozzeria cromata, l’aria lattiginosa, una linea del corpo che nasce dalla lezione futurista e forse da quella cubista e che esprime con poche direttrici potenza, scatto, intelligenza (la testa girata a valutare la posizione degli avversari) e solidità difensiva, con le forti braccia aperte. Aperte come il tetto di una casa, o forse aperte come le ali di un’aquila che protegge il proprio uovo, se guardiamo qui sotto alla somiglianza con l’aquila del logo iraniano ma anche se pensiamo che all’epoca una delle due squadre della capitale era la Lazio, fondata proprio dai fratelli Vinci e nel cui stemma svettava un’aquila azzurra dalle ali spiegate.

Alcuni di questi temi sembrano comparire, come ricordato, già nella fotografia dei quattro fratelli, di poco antecedente, a suggerire come Mancioli, che otteneva quei chiaroscuri e quelle sfumature grazie all’utilizzo di uno strumento relativamente nuovo, l’aerografo, poteva forse aver trovato ispirazione nelle foto sportive un po’ sgranate e un po’ sovraesposte che popolavano i giornali.

ital cata iran

La fortuna dell’illustrazione del rugbista in maglia azzurra valicò gli anni e le ideologie: creata per il regime fascista (nell’originale recava una citazione di Starace e campeggiò anche come frontespizio della rivista ministeriale “Rugby”), fu riproposta nell’aprile 1936 dalla “rossa” repubblica spagnola in occasione della partita Catalogna-Francia; riutilizzata più volte, campeggiò molto più tardi anche come immagine d’apertura del sito web della federazione iraniana.

corrado mancioliVissuto tra il 1908 e il 1990, Ottorino costruì un bel sodalizio con il fratello Corrado, di quattro anni più grande ed anch’egli eccellente disegnatore. Insieme illustrarono nel dopoguerra anche francobolli per le poste italiane, sanmarinesi e somale, come quello visibile qui sotto e disponibile su ebay per pochi euro. Di Corrado, o forse di entrambi i fratelli, è un poster del 1950 per la partita di calcio Italia-Belgio che ripropone alla perfezione i temi stilistici “mancioliani”, con un giocatore azzurro che ricorda il terzo Vinci nella foto dei quattro rugbisti.

cor manc

Il filo-fascista Ottorino vide declinare dopo il conflitto la propria fama ma continuò a produrre splendidi manifesti per compagnie private e per lo Stato, allorché il braccio destro gravemente ferito da una pallottola ad El Alamein, durante un vano assalto ai neozelandesi, riprese a funzionare.
“Nessun giorno senza disegnare” era il suo motto, secondo il sito www.ottorinomancioli.com a lui dedicato dalla figlia Laura; un proposito che racchiude la dedizione e la passione dell’autore del più bel manifesto del rugby italiano.

manc ottor 1941 manc corr cicrca 1948

(gorgo)

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