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Il rugby prova a spuntare in un parco di Addis Abeba

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Scritto da Rugby.it

“Povertà, guerra e arretratezza, ma sogniamo tanti giocatori e una squadra ai Mondiali 7s”

Lentamente, come un ippopotamo che sbuca pian piano dallo stagno dopo un periodo di siccità, il rugby sta sorgendo in tanti paesi dove fino a pochi anni fa era del tutto sconosciuto. Ad Addis Abeba il 24enne Resha Abdu è impegnato nel difficile tentativo di far nascere la palla ovale etiope, trasmettendo ad amici e ai bambini la propria passione. Il parco pubblico Jan Meda, una grande oasi verde nella capitale, è il palcoscenico degli allenamenti di questa banda di giovani pionieri. Rugby.it, con i propri potenti mezzi, ha chiesto a Resha qualche approfondimento.

Come ti sei innamorato del rugby?
Per caso. Un giorno stavo guardando una partita al parco Jan Meda, dove si ritrovavano alcuni stranieri per giocare. Uno di loro venne da me e mi chiese se volevo unirmi alla partita… Amo il rugby perché è uno sport di amicizia, dove c’è rispetto tra compagni, rispetto per gli avversari e rispetto per l’arbitro. Mi piace anche perché richiede forza e velocità.

I bambini ai quali insegni conoscevano già il rugby o era uno sport del tutto nuovo per loro?
Non avevano alcuna nozione del rugby ma sembrano dimostrare un buon interesse. Il problema è che purtroppo anch’io non ho una conoscenza profonda del rugby e non abbiamo aiuti né sponsor; così devo imparare, prima di insegnare.

Gli etiopi sembrano tutti alti, magri ed eleganti, più adatti alla maratona o alla corsa campestre che a uno sport di combattimento. Pensi che possano trovarsi bene anche nel rugby?
Sì, naturalmente, gli etiopi sono molto forti e veloci. Credo che la nostra nazione potrà avere successo.

In Italia immaginiamo l’Etiopia e tutto il corno d’Africa come un posto nel quale le persone devono costantemente nascondersi da proiettili e bombe, soffrendo la penuria di cibo e acqua. Invece nelle immagini della vostra pagina facebook possiamo vedere bambini e bambine in salute che giocano insieme sorridenti in un bel parco verde di Addis Abeba. Forse abbiamo troppi stereotipi… 
No, purtroppo no, la vostra visione non è sbagliata. La situazione è brutta: carestia, siccità, guerra… L’Etiopia è anche un paese tuttora in gran parte rurale, ma in questi ultimi tempi le cose stanno lentamente progredendo.

L’Italia ha invaso due volte l’Etiopia nel secolo scorso, uccidendo decine di migliaia di persone anche con il gas iprite. Quali sono oggi i vosti sentimenti verso di noi?
E’ stato un brutto episodio di storia, un enorme errore. Ma il governo e il popolo italiano ci hanno chiesto scusa e questa è sicuramente una bella cosa! Avete restituito l’obelisco di Axum, ci aiutate con la cooperazione e con opere come una grande diga o collaborando con la facoltà di lingua e cultura italiana all’università di Addis Abeba. Così ora il rapporto tra le due nazioni è sicuramente buono; nessuna voglia di rivalsa.

Qual è il tuo sogno rugbistico?
La mia speranza è che il progetto si allarghi e rafforzi, aumentando il numero di istruttori e creando un vero club di rugby qui in Etiopia. Io? Sogno di partecipare alla Coppa del Mondo 7s, un giorno…

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(gorgo)

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