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Vince l’Inghilterra e fa slam

RBS 6 Nations Championship Round 5, Stade de France, Paris, France 19/3/2016
France vs England
France's Guilhem Guirado and Dylan Hartley of England with referee Nigel Owens during the coin toss 
Mandatory Credit ©INPHO/Dan Sheridan
Scritto da Rugby.it

L’Inghilterra vince a Parigi 31-21

Slam è una parola onomatopeica, una parola che idealizza un rumore di schianto fulmineo e irreparabile. E’ la parola che meglio di ogni altra sintetizza l’impatto della squadra di Eddie Jones: oggi sul torneo delle 6 Nazioni, domani, forse, sull’intera Ovalia. Abbiamo assistito allo scontro fra le due potenze emergenti del rugby continentale, una rivalità antica che, forse, sarà destinata a segnare i prossimi anni, almeno da questa parte del pianeta. Da un lato l’Inghilterra “slam”, con il suo gioco apparentemente basico (ma, in realtà, ferocemente organizzato), imperniato sulla pura e intimidatoria violenza fisica e su giocatori stile “robocop” come Haskell, Vunipola e l’astro nascente Itoje. Ma imperniata, anche, sul concetto di “rischio disciplinare” spinto all’eccesso: i giocatori inglesi lavorano nei breakdowns e nei placcaggi con uno stile sempre borderline. L’imperativo di Jones è quello di non subire marcature pesanti a qualunque costo, anche a costo di commettere tantissimi falli. Una specie di scommessa: noi giochiamo sempre al limite e, così facendo, stronchiamo qualunque manovra offensiva avversaria; certo potremo essere sanzionati, ma potremo anche spesso essere “tollerati” e, in ogni caso, baratteremo 3 punti contro 7. E, forse, ha avuto davvero intuito Jones a scegliere Hartley come capitano della sua squadra: il palestratissimo numero 2 bianco è, senza dubbio, il giocatore che riassume in sé tutte le caratteristiche del proprio team: fisicatissimo, strafottente, brutale e, appunto, sempre borderline. Dall’altra parte c’era la Francia beautè di Guy Noves, un progetto probabilmente più complesso e difficile e, quindi, non ancora a punto. Noves cerca una via opposta e più difficile rispetto a quella inglese; cerca l’efficacia attraverso la libertà creativa di giocatori che devono esplorare tutto il loro potenziale, cercando di dare a tutta questa ricercata bellezza il canovaccio tattico di un gioco strutturato, ma non troppo. Solo il futuro dirà quale dei due progetti prevarrà. Per adesso i bisonti corrono più veloci delle ballerine.
Ma veniamo al match che si apre in uno Stade de France gremitissimo anche da una nutrita rappresentanza di sostenitori inglesi. Pronti via e i bianchi fanno capire subito qual è la loro idea di rugby: sul calcio d’inizio Fickou va a saltare per la conquista; a contrastarlo arriva da dietro Joseph che con un gesto davvero molto brutto lo prende in aria mettendogli entrambe le manone sulla faccia. Joseph rischia grosso con questo intervento borderline (borderline potrebbe essere il nickname di questa Inghilterra), ma Nigel Owens, probabilmente, non se la sente di sventolare un giallo dopo pochi secondi e si limita a sanzionare con un fallo. I francesi vanno in touche e, sull’azione susseguente, Itoje mostra al mondo la sua idea di breakdown entrando a 1000 all’ora su uno dei pick&go francesi e cacciando la palla da terra. Owens se ne avvede e fischia ancora permettendo a Machenaud di portare i suoi sul 3-0 dopo 2’ e due falli inglesi. Ma sul restart i bleus decidono di partecipare al foul festival con una presa irregolare un po’ troppo alta, grazie alla quale Farrell va a piazzare: il calcio è piuttosto bruttino, ma la dea bendata dichiara subito chi ha intenzione di sostenere: l’ovale colpisce il palo e rimbalza dentro per il 3-3. E’ la Francia, comunque, a tenere il pallino del gioco in questa fase, con manovre leggere ed ariose volte ad allargare il più possibile il campo, specie grazie alle due fantasiose frecce laterali Vakatawa e Fofana. I bleus un paio di volte sembrano arrivare vicini al bersaglio grosso con le loro manovre davvero musicali, ma l feroce difesa inglese è sempre efficacissima anche al largo e, così, la tendenza ad allargare dei francesi finisce spesso per andare oltre l’out direttamente in touche. Proprio in questa fase di prevalenza tecnica i francesi commettono un errore gravissimo: all’11’ gli inglesi manovrano senza troppo avanzamento nella metà campo di casa con una serie di pick&go finalizzati al possesso; in una ruck, incredibilmente, la Francia si presenta senza “guardie” e allo sbalordito Care non resta altro da fare che raccogliere l’ovale trotterellare in mezzo ai pali, consentendo a Farrell di fissare sul 3-10. I francesi si riportano in attacco e Machenaud (ieri perfetto dalla piazzola) può sfruttare un fallo in mischia di Mako Vunipola per accorciare sul 6-10 al 14’, ma poco dopo arriva il colpo che, probabilmente, sposta definitivamente le sorti del match. Gli inglesi al 21′ conducono un’azione confusa in zona rossa francese; a forza di spallate si portano a pochi metri dal try e, con un’azione viziata da un in avanti e un velo abbastanza evidente (M. Vunipola e Cole, quest’ultimo con la palla, vanno contemporaneamente addosso a Guirado: questi, ovviamente, non può placcare due piloni contemporaneamente e così Cole rotola in meta). Owens prima concede, poi, accorgendosi che, forse, qualcosa non va, blocca Farrell prima della conversione per chiedere lumi al TMO. Dopo il consulto, però, la meta viene egualmente convalidata e si va sul 6-17. Questa meta scava il solco che deciderà le sorti del match: da qui in poi i francesi inseguono affannosamente e gli inglesi controllano concedendo tanti falli, ma evitando sempre e comunque insidie alla propria linea fatale. Così al 28’ (tenuto) e al 37’ (mani in ruck) i falli inglesi impediscono alla Francia di fare grossi danni e consentono solo al preciso Machenaud di accorciare fino al 12-17.
Finisce il primo tempo e la partita sembra abbastanza segnata, anche al di là del divario di punteggio: la capacità inglese di spendere falli cinici per evitare guai peggiori limita moltissimo le possibilità avversarie di contendere la vittoria. In più i francesi, per parte loro, non sembrano in grado di sfruttare appieno la tendenza inglese all’indisciplina a causa di una touche assai deficitaria che vanifica molte possibilità di arrivare alla meta.
Alla ripresa i francesi ricominciano a provarci col loro gioco bello e fantasioso: Vakatawa si produce in una corsa elegante ed efficace, ma il suo break viene arginato con un prodigioso recupero difensivo, mentre la successiva multifase viene vanificata da una serie di offside. Ancora Machenaud accorcia per il 15-17 al 42’. Ma due minuti dopo anche i francesi commettono un fallo ingenuo e Farrell riallunga sul 15-20. Il rimpiattino continua con un altro, ennesimo, fallo inglese che al 49’ porta sul 18-20. Gli inglesi capiscono che, forse, il giochetto dei falli sta diventando pericoloso e provano a rompere l’andazzo prima con un velleitario tentativo di drop di Ford e poi è Youngs, subentrato a Care, a chiudere i giochi con un break centrale nella disattenta difesa bleu ed un grubber che lancia Watson in bandiera: siamo al 53’ e Farrell da posizione angolatissima non riesce a trasformare e si è sul 18-25. Al 58’ la posizione di Machenaud è altrettanto angolata, ma il preciso 9 francese non sbaglia e riporta sotto i suoi sul 21-25. Poi qualche momento di paura lo regala Hartley che tenta un placcaggio sgabello su Vakatawa, uno di quelli che spesso rischiano di rompere un ginocchio al placcato, ma ha la peggio ed esce in stato abbastanza confusionale. La partita si chiude con un fallo francese al 70’ che Farrell da ben 48 mt. sfrutta per allungare sul 21-28 e con un’irregolarità contro una maul che il 12 bianco trasforma al 76’ nel finale 21-31.
Finisce così con l’Inghilterra che porta a casa un grande slam tutto sommato meritato: il suo rugby, al momento, sembra in grado di spazzare via qualunque oppositore. Non è né bello, né divertente (come, invece, pare essere quello nascente dei franzosi), ma ha la tremenda efficacia di una tonnellata di cemento armato. Solo il futuro dirà se il cemento armato sarà il destino prossimo venturo del rugby europeo.

I Tabellini:

Francia: 15 Scott Spedding, 14 Wesley Fofana, 13 Gaël Fickou, 12 Maxime Mermoz, 11 Virimi Vakatawa, 10 François Trinh-Duc, 9 Maxime Machenaud, 8 Loann Goujon, 7 Bernard le Roux, 6 Damien Chouly, 5 Yoann Maestri, 4 Alexandre Flanquart, 3 Rabah Slimani, 2 Guilhem Guirado (c), 1 Jefferson Poirot
Riserve: 16 Camille Chat, 17 Uini Atonio, 18 Xavier Chiocci, 19 Paul Jedrasiak, 20 Wenceslas Lauret, 21 Sébastien Bézy, 22 Jules Plisson, Maxime Médard

Inghilterra: 15 Mike Brown, 14 Anthony Watson, 13 Jonathan Joseph, 12 Owen Farrell, 11 Jack Nowell, 10 George Ford, 9 Danny Care, 8 Billy Vunipola, 7 James Haskell, 6 Chris Robshaw, 5 George Kruis, 4 Maro Itoje, 3 Dan Cole, 2 Dylan Hartley (c), 1 Mako Vunipola
Riserve: 16 Luke Cowan-Dickie, 17 Joe Marler, 18 Kieran Brookes, 19 Joe Launchbury, 20 Jack Clifford, 21 Ben Youngs, 22 Manu Tuilagi, 23 Elliot Daly

Marcatori per la Francia
Mete:
Conversioni:
Punizioni: Machenaud (3, 15, 29, 43, 48, 58)

Marcatori per l’Inghilterra
Mete: Care (12), Cole (21), Watson (57)
Conversioni: Farrell (12, 22)
Punizioni: Farrell (5, 45, 72, 78)

jpr

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