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The Good & the bad della settimana

zebre benetton
Scritto da Rugby.it

Il meglio e il peggio della settimana rugbystica – 5

Una settimana di novità molto importanti, con un nuovo Ct della nazionale maggiore, un nuovo allenatore dei ¾, un nuovo responsabile del settore giovanile. Se siete tra i 2 o 3 che ancora non sanno di cosa stiamo parlando qui trovate tutte le info.

E per questo il The Good della settimana è un po’ “chiamato”

The Good Fir

Ebbene non si può dire che almeno la Federazione non ci provi. Sì, il nostro staff non sarà ancora quello della normale squadra nazionale (ma nemmeno quello della normale squadra di club), mancano quanto meno un allenatore della difesa (dovrebbe giungere sui nostri lidi tra un anno), uno dei punti di incontro e del breakdown (lo farà De Carli, ma è una specializzazione essenziale e a parte, tanto più per una squadra come la nostra che fa una maledetta fatica a tenere la palla), manca quello che in area anglosassone si chiama il strenght & conditioning coach che non è esattamente un preparatore atletico e nemmeno un tecnico di pesistica ma uno che tara specifici allenamenti in palestra e sul campo per (tra l’altro) massimizzare la resistenza agli impatti e minimizzare gli infortuni (a propò quest’anno quanti infortuni abbiamo avuto?), manca il famoso mental coach, anche qui figura ormai abbastanza abituale in giro per il mondo.

Non si può però negare che nonostante i dubbi questo sia un ottimo passo avanti, in particolare Aboud che ricoprirà il ruolo di responsabile del settore giovanile vanta un curriculum nel campo lungo come la Stramilano. Dunque brava Fir che sei riuscita a prendere tecnici di valore, ora facciamoli lavorare al meglio.

The bad Celtic

Le Zebre hanno smesso di giocare dopo la fine del girone di Challenge Cup. Treviso ha fatto un passaggio in rianimazione, un bell’elettroshock con due vittorie. Poi è ricalata la tenebra e il clima delle nostre due squadre di Celtic pare ormai ampiamente balneare. Abbiamo preso ancora 100 punti, i passivi sono da pallottoliere della goriziana, forse sarebbe da chiarire che i campionati non durano 2 mesi ma finiscono a maggio.

La sensazione è che invece la testa sia già spenta per quest’anno e tutto sia rimandato al prossimo. Che sarà meglio: ci saranno nuovi coach, cambieremo un po’ di giocatori, qualcuno tornerà; forse sono gli stessi giocatori che prendono 50 punti a pensare così, ma mentre ragioniamo costantemente e con speranza mistica sul domani, tutti gli oggi di tutti questi anni significano mazzate. Che intanto sia il caso di finire il più dignitosamente possibile il lavoro di quest’anno e poi fare reset per l’anno prossimo?

Mia moglie stava al fiume señor

Torniamo un attimo al discorso nuovo staff tecnico e parliamo di noi tifosi. Siamo diventati talmente analitici nel tentare di spiegare l’inspiegabile (cioè perché proprio non ce la facciamo a tenere un livello decente come almeno i nostri “pari” internazionali che sarebbero gli scoti o i pacifici) che ci ripetiamo da anni le stesse cose:

  • eh ma è anche fortuna, se quel drop entrava
  • eh ma è anche fortuna, ci si sono rotti X giocatori
  • eh ma è anche fortuna, se quel grubber restava in campo
  • eh ma è anche l’arbitro, dai, Dickinson tirava palesemente verso il basso
  • eh ma è anche testa, non possiamo sbracare alla prima meta
  • eh ma è anche game plan, non possiamo non usare mai il piede
  • eh ma è anche questione di coperta corta, ti va fuori un titolare e parte la crisi
  • eh ma è anche il tempo, se nevicava come l’anno scorso mica potevano correre così
  • eh ma è anche lo stadio, le curve sono lontane, non senti il nostro tifo
  • eh ma anche…

Bene tutti questi “eh ma anche” di noi appassionati ci ricordano il famoso “mia moglie stava al fiume señor”: ripetiamo come mantra tentativi di spiegazione analitici che nemmeno la Scolastica con gli attributi di Dio. Quando forse la spiegazione è la più semplice e potrebbe essere questa: attualmente siamo meno forti (se non molto meno forti) della media delle squadre contro cui giochiamo. Tutto il resto è contorno della portata che può risultarci salata se descritta così, ma dipingere come “deliziosa” una pietanza dove gli ingredienti non sono bilanciati e completi, forse non ci fa bene. Se metti margarina al posto del burro, non è la stessa cosa. Se sono previste 6 uova è ne metti due: non è la stessa cosa.

Qual è la scarpa più usata dai campioni?

Siete dei feticisti delle scarpe da rugby? Noi non molto, in verità ai tempi del rugby giocato si comprava la scarpa secondo il criterio “è la meno cara”, salvo poi effetto sandwich durante il gioco con la tomaia che pietosamente si staccava dal resto della scarpa. Ebbene una ricerca di Muddy Rhino (che scopriamo dal Dio Google essere una società di consulenza di marketing rugbystico) sulle scarpe più usate dai giocatori del 6 nazioni ha stabilito che le Adidas Predator Incurza (di cui ignoravamo l’esistenza) sono le più usate (flanker, terza centro, mediana, secondo centro, estremo, tutti loro le usano in maggioranza). La scarpa fa il monaco? Non crediamo, comunque potete sempre provare.

Non parcheggiare in sosta vietata se in giro ci sono rugbysti

Se stai nello stesso albergo della nazionale seven azzurra meglio che non parcheggi in sosta vietata intralciando il passaggio…

P.s. Domani esce la seconda parte di An italianman in Cardiff. Se non avete letto la prima la trovate qui.

joseph k.

Foto copy Stefano Del Frate (https://www.flickr.com/photos/stefanodelfrate/, http://www.stefanodelfrate.com/).

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