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The Good & the bad della settimana

Quarto_Stato
Scritto da Rugby.it

Un good referee e dei bad team. L’haka che non è solo tutta nera. E i segni che valgono più di mille parole: il meglio è il peggio della settimana

Da molto tempo stiamo cercando di capire quanto valiamo veramente. Siamo come la Georgia? Siamo come la Scozia? Potremmo essere come la Francia? Dovremmo, per darci delle risposte dopo che ci siamo fatti delle domande, cominciare a partire dal campo, il quale ha impietosamente detto che ai recenti mondiali abbiamo faticato come dannati per battere il Canada e che la Romania ha perso con noi di 10, ma se c’erano altri 10 minuti non sappiamo come poteva finire.

Il campo dice anche valanghe di mete ogni settimana su Treviso e Parma, dice, infine, che Calvisano e Rovigo le prendono da russi e rumeni. Perciò il campo non sta dicendo tante buone cose e per questo forse sarebbe necessario riprendere lo spirito del Quarto Stato di Pallizza da Volpedo, rientrare in quel mood operaio, solidale e combattente, che la presunzione aristocratica del rugby champagne ci ha un po’ fatto perdere. Ma basta premesse, passiamo al Good della settimana prima di deprimerci troppo…

The Good

Marius Mitrea. Nato in Romania, italico de facto, il miglior arbitro azzurro, uno dei migliori nel mondo. Arbitrerà non una partita qualsiasi ma quella che in ambito britannico è LA partita, lo scontro del prossimo 29 maggio tra Inghilterra e Galles. Mitrea ha già diretto numerosi match internazionali ed è stato segnalinee sia ai mondiali che al 6 nazioni, più volte. Nel 2019 probabilmente sarà nel panel degli arbitri della World Cup e quasi sicuramente lo vedremo dirigere l’anno prossimo una partita del 6 nazioni.

Ma “cominciare” da Inghilterra-Galles, per quanto test match fuori dalle finestre internazionali, è cosa che mette i brividuzzi. Bravo Mario, magari sarai tu il primo italiano a vivere da protagonista la finale di un mondiale

The bad

Rovigo è la squadra probabilmente con, storicamente, il maggior seguito in Italia (non ce ne vogliano le varie Padova, Treviso ecc. ecc.). Tifo focoso, una città che vive per il rugby e che da tempo soffre delusioni in formato ovale. Oltre al campionato, dove ha cacciato il suo coach seppure con buona striscia di partite positive e dove sta ancora lottando per lo scudetto, ha partecipato alla coppa di qualificazione per la prossima Challenge Cup. La chiamano Qualifying Cup e ci hanno presenziato un po’ di squadre da Spagna, Belgio, Germania, Russia, Romania. Oltre a un po’ di italiane di cui in fondo sono rimaste solo Calvisano (finalista “di diritto” provenendo dalla Challenge) e Rovigo.

Nelle due finali della terza coppa Calvisano le ha prese, ma alla fine recuperando su Timisoara; Rovigo invece è stata sepolta, in casa, dai russi dell’Enisei. I quali non sono proprio gli ultimi arrivati avendo battuto Newcastle e Brive in Challenge, però forse perdere in casa 31 a 0 senza dare alcun cenno di vita è un po’ diverso da perdere in modo normale. Non abbiamo per altro idea di come possa andare in Russia, dopo una trasfertella non certo agevole e con la testa tutta al campionato…

Tutte le hake del mondo

Cambiamo un po’ aria dai. Certo tutti conoscete the famous haka, nelle sue varianti. Intendiamo l’haka neozelandese ovviamente. Molti conosceranno anche simili “danze” pre-match eseguite da altre nazionali, come quelle pacifiche: Kailao (Isole Tonga), Siva Tau (Isole Samoa), Cibi (Isole Figi).

Però non sono queste le uniche “haka” nel mondo. Ad esempio sia Senegal che Madagascar fanno danze cerimoniali, come potete vedere qui sotto (per altro: ammazza quanto pubblico che c’è sugli spalti in Madagascar!).

A brotherhood of man

Forse è la presunzione (o il romanticismo) del rugbysta ma ogni volta che John Lennon arriva a quel “a brotherhood of man” noi si è sempre pensato al rugby.

E forse non eravamo i soli, perché a prescindere da tutto, età, provenienze, peso, altezza questo dovrebbe fare una palla ovale, creare un senso di amicizia. E per descrivere questa amicizia, questa “fratellanza” il video che vedete qui sotto ci sembra perfetto. Non ci sono molte altre parole per descriverlo se non quel We just love the game, detto in fondo allo stesso, con il linguaggio dei segni…

Ah, sì, si può anche protestare con l’arbitro senza parlare…

Joseph k.

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