Pro 12

Treviso preda dei falchi

DanEvansOspTre420SB1516_rdax_297x170
Scritto da Rugby.it

Gli Ospreys vincono facile contro Treviso

E poteva andare anche peggio, si che poteva, se i falchi pescatori gallesi avessero voluto cercare il risultato clamoroso anziché costantemente l’azione da cineteca. Si perché i padroni di casa sin dall’inizio si sono messi a giocare come se si chiamassero Ospreys Globetrotters e a cercare l’oooh del proprio pubblico canterino anziché la semplice segnatura. Comunque in campo si è vista una squadra sola con una sola idea fissa in testa: fare 5 punti e cominciare a pensare al prossimo impegno. Dall’altra parte un Benetton Treviso che difende così così, fa falli come se dessero punti e ha pochissimo possesso; peccato, perché quando ce l’ha il possesso, quelle rarissime volte, dà pure l’impressione di saperlo mantenere con una certa competenza e di riuscire anche ad avanzare, salvo poi ingarbugliarsi da solo e perderlo senza che l’avversario debba impegnarsi troppo. Insomma, 47-10 può sembrare un punteggio punitivo, ma, davvero, lo scarto avrebbe potuto essere molto maggiore e non ci sarebbe stato nulla da ridire.
Alla discesa in campo una prima sorpresa in negativo fra le fila biancoverdi: Luca Bigi, reduce da buone prestazioni ed annunciato in foglio gara, non c’è; al suo posto Ornel Gega e vedremo come questo fatto avrà un ruolo di un certo peso nella partita di Treviso. Partono forte gli Ospreys e lo fanno in un modo che rende ben chiari i motivi di questa loro stagione altalenante e deludente: provano a fare tutto in maniera ultraveloce e pasticciano tantissimo, con un Benetton quasi incredulo nel vedere come i padroni di casa facciano tutto da soli: costruiscono l’azione e provvedono ad annullarsela con qualche giocata da fenomeni che raramente va a buon fine. Ma al 9’ un’azione insistita dei gallesi porta la minaccia sul centro sinistra della difesa trevigiana, dove Christie si dimentica che l’implementazione dello schema difensivo presupporebbe l’ipotesi del placcaggio e spalanca la porta a Dan Evans che dopo un paio di scarti non irresistibili finisce in meta e offre a Dan Biggar la possibilità di esibirsi nella prima di una cospicua serie di biggardance che precede la trasformazione del 7-0. I padroni di casa, che in testa hanno solo il numero 4 delle mete da fare, continuano ad attaccare con una curiosa commistione di estro e motosega che prevede offloads vertiginosi e improvvisi palloni fucilati in faccia al malcapitato d turno: su una di queste strane suite, al 13’, Treviso raccoglie il cadeau e mette su una discreta azione con avanzamenti sull’asse che Nicky Smith blocca con un fallo in ruck permettendo ad Hayward di accorciare sul 7-3. Ma è solo un intermezzo nel monocorde tema conduttore del match; al 18’ parte un altro multifase fermato fallosamente da Gega con un’entrata laterale e gli Ospreys, ai quali interessano i 5 punti e non la semplice vittoria, vanno in touche. Nasce una maul da cui si diparte velocissimo Rhys Webb che arriverebbe in meta se non ci fosse il miracoloso salvataggio difensivo…dell’arbitro Wilkinson il cui corpo impedisce al mediano gallese di marcare. Dalla successiva mischia il pallone arriva al funambolico Matawesi il cui passaggio viene deviato in out alla disperata. La meta è ormai più che matura e la coglie il terza centro Baker che si nasconde in fondo alla propria maul e quando vede che le guardie trevigiane sono tutte appiccicate al drive come se fossero mosche su carta moschicida, lascia il timone e plana facilmente oltre la linea; siamo al 22’ e per Biggar si suona il ballo del 14-3. Il ritmo ora si fa vertiginoso e per Treviso scende la notte più fonda; è il 25’ e al Liberty Stadium è spettacolo puro. Stavolta niente errori, ma una serie di rapinosi offloads che lanciano il flanker King che spezza due placcaggi e consegna a Webb, il quale ipnotizza tre avversari e plana in meta; anzi, quasi perché il TMO giudica che si sia arrivati corti. Treviso respira un attimo, ma solo quello, perché sulla successiva mischia la palla esce veloce e Webb lancia il dioscuro Biggar, il quale inventa uno splendido salto di Matawesi per scoccare il secondo centro Watkin direttamente in meta. Poi solito balletto che precede la trasformazione del 21-3. A questo punto i gallesi diventano forse troppo supponenti; magari sono un po’ influenzati dall’atmosfera del loro stadio, che sembra quasi una balera stile Kursaal e si mettono a sfarfalleggiare per tutto il campo cercando L’AZIONE, quella spettacolare, quella da standing ovation, ma trovando spesso l’errore di precipitazione. Le AZIONI si assomigliano tutte: sequenze di offloads a lanciare entrate velocissime dei ¾ con angoli da paura, difficilissime da realizzare, ma, quando riescono, quasi impossibili da fermare. Il quasi ce lo mette il povero Ornel Gega che al 37’ si immola a placcare Dirksen lanciato come un tomahawk nella difesa. Il 2 biancoverde resta esanime al suolo ed esce in barella fra gli applausi del pubblico, costringendo Goosen a mandare dentro Matteo Zanusso nell’inedito ruolo di tallonatore (non se la caverà male). Quando avviene il sacrificio di Gega i gallesi stavano giocando un vantaggio che sfruttano per l’ennesima volta in touche; ne nasce una maul che sembra già meta quando quasi incomprensibilmente dal mucchione esce con la palla Dean Budd e il primo tempo finisce lì.
Un primo tempo che è stato sbarazzino e divertente se lo si guarda da parte gallese; da puro sparring-partner per parte biancoverde: Treviso non ha attaccato, ma nemmeno difeso. Fanno tutto loro, i gallesi, costruiscono meravigliose e ardite architetture per poi abbatterle a colpi di motosega. In ogni caso la sensazione è che se si continuerà così Treviso rischia di farsi davvero molto male.
I biancoverdi, al rientro in campo paiono in qualche modo averlo capito, perché prendono a salire e a difendere in modo più aggressivo; soprattutto provano in tutti i modi a rallentare il ritmo forsennato degli avversari, in questo agevolati dal metro di giudizio piuttosto lasco dell’irlandese Wilkinson, che fischia solo quando proprio non può farne a meno. Cosa che avviene all’8’ quando Treviso, esagera: Budd placca l’avversario e, nonostante gli strilli reiterati del referee che lo invita ad andarsene resta lì come un tricheco spiaggiato ad attendere un cartellino giallo che dà il primo colpo di piccone alla muraglietta che da poco si era provato a costruire. A questo punto salgono ritmo degli attaccanti e falli dei difensori: su una maul gallese conto almeno 3 entrate laterali che riportano il fischietto alla bocca dell’arbitro irlandese. Nuova touche, nuova maul e impresa clamorosa di Robertone Barbieri che ruba palla e permette ad Hayward di alleggerire un attimo. Solo un attimo, però, perché gli assatanati falchetti tornano in picchiata a stormo, costringendo Treviso ad una difesa disperata, al limite, oltre il limite fino al fallo professionale di Barbieri che ruba palla di nuovo direttamente dalla ruck avversaria a un metro dalla meta. Giallo inevitabile e Benetton addirittura in 13 che difende ancora fallosamente sulla successiva mischia: gli Ospreys, a questo punto, giocano veloce con Webb che fionda Cracknell in meta alla bandiera; da posizione quasi impossibile Dancer Dan riesce a centrare i pali e al 14’ il 28-3 dice che il bonus è raggiunto. Sul restart successivo alla meta Treviso paga tutto: la doppia inferiorità numerica, l’improba fatica di resistere al martellamento dell’azione precedente e la voglia dei padroni di casa di strappare applausi al proprio pubblico. I gallesi raccolgono palla sui loro 22 e fanno partire una sorta di staffetta 4X100 dei loro uomini veloci che slalomeggiano per tutto il dannato terreno di gioco vanamente inseguiti da avversari che sembrano non averne davvero più. E’ Dirksen a finalizzare, ma è Biggar a rovinare la festa dei suoi sporcando il suo percorso immacolato dalla piazzola e centrando il palo. Siamo al 15’ sul 33-3 e i gallesi accentuano la loro voglia di partita-esibizione, giocando solo per l’applauso, così Treviso, appena tornata in parità numerica, approfitta della distrazione degli avversari e fa vedere che quando ha il possesso, come si diceva, sa anche usarlo in maniera profittevole. Allora al 26’ è Sgarbi a finalizzare una bella combinazione fra Smylie e Gori, passato all’ala, consentendo poi a Christie di addolcire un minimo il punteggio che diventa 33-10. Si potrebbe avviarsi placidamente verso la fine: i gallesi hanno avuto applausi e punti, Treviso ha reso meno oltraggioso il punteggio e, insomma, potrebbe bastare così. Sennonchè Budd, in un accesso di follia, si rende responsabile di un bruttissimo placcaggio alto portato con violenza proprio davanti all’arbitro che, col conforto del TMO gli mostra un secondo giallo che conclude la sua partita. I gallesi, così, rientrano in campo dagli spogliatoi in cui mentalmente già si trovavano e decidono di punire gli avversari: vanno in touche e lanciano una delle loro velocissime sventagliate che portano Dan Evans in bandiera a siglare la personale doppietta che, al 35’, Biggar trasforma da posizione angolatissima per il 40-10. La punizione si conclude allo scadere quando la formidabile apertura gallese inventa un grubber nel cuore della retroguardia trevigiana che porta John alla facile meta concedendo al 10 l’ultima occasione di esibirsi nel suo shake e trasformare per il conclusivo 47-10.
Finisce così e, come detto in apertura, poteva essere anche peggiore la punizione se solo i padroni di casa fossero riusciti a dotare di maggiore concretezza le proprie azioni giocate sempre al limite. Treviso male, davvero male, senza mai dare l’impressione di essere in partita se non per quel piccolo sprazzo di secondo tempo in cui i gallesi avevano staccato la spina dopo aver raggiunto l’obiettivo. Questa volta non c’è stata, in nessun momento l’illusione del primo tempo contro i Warriors nel turno scorso, l’illusione che si potesse giocare una partita da pari a pari. Magari per poi perdere, d’accordo, ma giocando; Treviso non è mai riuscita a stare al passo dell’avversario e quando ci ha provato, nei pochi minuti di inizio secondo tempo, difendendo ad un livello più alto, lo ha pagato scadendo nell’indisciplina che ha tirato giù la saracinesca. Questa volta non si può dire nemmeno peccato; e questo è un peccato.

I Tabellini:

15 Aprile 2016 – Liberty Stadium Swansea
20esima giornata Guinness Pro12
OSPREYS 47 BENETTON RUGBY 10

Marcatori: 9′ meta Evans tr. Biggar, 13′ p. Hayward, 21′ meta Baker tr. Biggar, 26′ Watkin tr. Biggar, 53′ meta Cracknell tr. Biggar, 54′ meta Dirksen, 75′ meta Evans tr. Biggar, 79′ meta John tr. Biggar.

Note: 48′ giallo a Budd, 51′ giallo a Barbieri, 66′ meta Sgarbi tr. Christie, 74′ rosso a Budd

Ospreys Rugby: 15 Dan Evans, 14 Hanno Dirksen (58′ Ben John), 13 Owen Watkin, 12 Josh Matavesi (70′ Sam Davies), 11 Eli Walker, 10 Dan Biggar, 9 Rhys Webb (C) (58’Brendon Leonard), 8 Dan Baker, 7 James King, 6 Olly Cracknell (53′ Dan Lydiate), 5 Rynier Bernardo (58′ Rory Thornton), 4 Adam Beard, 3 Dmitri Arhip (41′ Aaron Jarvis), 2 Sam Parry (56′ Scott Baldwin), 1 Nicky Smith (61′ Gareth Thomas)

Benetton Rugby: 15 Jayden Hayward, 14 Angelo Esposito, 13 Luca Morisi (67′ James Ambrosini), 12 Alberto Sgarbi, 11 Ludovica Nitoglia (59′ Chris Smylie), 10 Sam Christie, 9 Edoardo Gori, 8 Robert Barbieri (63′ Abraham Steyn), 7 Alessandro Zanni (C) (58′ Francesco Minto), 6 Marco Lazzaroni, 5 Jeff Montauriol (9′ Dean Budd), 4 Teofilo Paulo, 3 Simone Ferrari (52′ Salesi Manu), 2 Ornel Gega (37′ Matteo Zanusso), 1 Alberto De Marchi (52′ Cherif Traorè)

jpr

Informazioni sull'autore

Rugby.it