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The Good & the bad della settimana

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Scritto da Rugby.it

Signori sipario, il campionato celtico è (per le italiane) finito, cominciano le vacanze per alcuni rugbyisti. Beh non proprio per tutti: abbiamo di fronte gli impegni del tour della nazionale in America, della Emergenti in Romania, della under al mondiale inglese. Per non parlare dei play off di Eccellenza e dei mondiali femminili. Quindi sintonizzatore acceso, click puntato su rugby.it perché non di solo pane celtico vive il rugbysta… Ma intanto non perdiamo tempo e via di corsa al nostro premio settimanale.

The Good

Marco Bortolami. Un grandissimo italiano della palla ovale lascia. Dopo i ritiri recenti di altri grandissimi, qualcuno più strombazzato con standig ovation dell’Olimpico, premi, passerelle Tv, qualcuno più dimesso (ci viene in mente l’addio di Totò Perugini, un sobrio saluto alla tribuna del migliaio di soliti affezionati del Lanfranchi e bye bye a tutti). Bortolami ha fatto un addio del secondo tipo: capitano azzurro, capitano in giro per il mondo, capitano anche alle Zebre, lunghissima carriera, conclude con una vittoria, cosa che il buon Totò invece non aveva potuto fare. Il good è lui, dunque? Beh, dai diciamo il good a metà, per dovere storico è lui, ma l’altro mezzo good della semana rugbystica è Kelly Haimona. Sì, qualcuno storcerà il naso a questa assegnazione dato che Kelly è stato uno dei giocatori più discussi della storia recente. Ma è uno che ha fatto in silenzio una carriera dignitosa, passando dalla Seria A, all’Eccellenza, alla Celtic, alla nazionale, lasciandoci un braccio, tornando a livelli decenti. Noi siamo tra quelli che non erano propriamente esaltati dalle sue capacità in campo, ma gli va riconosciuto di averci sempre messo l’anima e la bella meta nella partita conclusiva ne è il coronamento. Mentre lui marcava uno straniero “centurion” All Blacks usciva a fare una spia molle in difesa a tentare un improbabile intercetto e causava una meta avversaria. Bene, due stranieri: uno a fine carriera passato come un refolino di brezza dalle nostre parti, l’altro che si è fatto la gavetta e che magari non lascerà il ricordo dei Dominguez e dei Griffen ma comunque il suo, per quelle che erano le sue possibilità, l’ha sempre dato. Ecco il motivo del premio a metà.

The Bad

La Rai. Potremmo anche non dire altro, chi ci legge sa benissimo in anticipo perché. Ebbene: una volta letto che la Celtic finiva in mani raistiche dalle parti delle prealpi lombarde si sono sentiti una serie di urla beluine in stile:

E non esageravamo, già cosci dei grandi di disastri che potevano commettere dalle parti del sevizio pubblico nazionale. Beh, elenchiamo qualche cosa: doppia canale di Raisport che trasmette la stessa trasmissione mentre la partita di rugby va in streaming. Streaming che non parte mai all’ora giusta ma 5, 10, 15 minuti dopo. Dirette previste, cancellate, spostate, rimodulate o semplicemente soppresse senza avvertire mentre intanto passa un documentario sulla storia di Bruno Giordano. Dirette che partono con 10 minuti di ritardo perché il notiziario Rai sta intervistando l’allenatore di calcio della Pro Sesto. Orari della partita in differita alla mattina del lunedì o a mezzanotte e mezza. Risultati della partita che andava in differita detti durante la partita in diretta. E via dicendo…

Togheter we stand, divided we fall

Prendiamo in prestito un verso di questa celebre meraviglia:

Insieme stiamo in piedi, divisi crolliamo. Forse un pezzetto della storia celtica di quest’anno è spiegato bene da queste poche parole. Le ultime 2 vittorie di Treviso e Parma lo hanno dimostrato: Treviso con Connacht che lottava all’arma bianca, magari confusionaria, un po’ improvvisata, con tanti errori, ma con ardore. Le Zebre che hanno fatto quelle cose “d’insieme”, orchestrali, armoniche che avevamo visto qualche volta a inizio anno. Certo i cattivi diranno: è fine stagione, gli avversari non erano proprio al top della motivazione. Ma i buoni vedranno confermato un segreto psico-antropo-rugbystico prezioso. Il sostegno, base del nostro sport, non è solo portare spallate in ruck o star dietro al compagno pronti a pulire raggruppamenti e ricevere passaggi. Il sostegno è giocare come un corpo unico, fare di uno sport di squadra uno sport individuale.

Pilone x pilone = pilone2

Un pilone è già grande di suo, ma cosa succede dopo un prodotto di piloni? Qual è il risultato di un elevamento a potenza di pesi massimi della prima linea?

Un po’ di mete di giovini virgulti

Chiudiamo con un best, le più belle mete del World Trophy under 20, diciamo la coppa del mondo under 20 B che si è appena disputata con vittoria di Samoa sulla Spagna. La più bella di queste mete secondo il curatore di questa rubrica? La meta dell’aletta spagnola (sì, non schiaccia lui materialmente ma è una meta che praticamente ha fatto lui) con una bellissima corsa a dribbling tra i ragazzi di Hong Kong.

Foto copy Stefano Del Frate (https://www.flickr.com/photos/stefanodelfrate/, http://www.stefanodelfrate.com/).

joseph K.

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