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The Good & the bad della settimana

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Scritto da Rugby.it

Sapete qual è l’iniziazione di una giocatrice di rugby? Conoscete la ricetta del Welsh rarebit? E sapete chi è il pirata Ludoff? Ve lo diciamo nel meglio e peggio della settimana rugbystica

Ohi ohi, abbiamo appena scoperto che uno dei tre test match azzurri in America sarà a notte fonda (quello col Canada). Ohi ohi, abbiamo appena scoperto che nessuna tv comunque li trasmetterà. Ohi ohi abbiamo appena capito che per vedere la nostra nazionale dovremo ricorrere al solito straming di sotterfugio pescato nella misericordia della Rete… Ma forse è meglio tornare al nostro The Good & The Bad della settimana.

The Good

Giuseppe Vivarini. Per la seconda volta il premio del migliore della settimana va ad un arbitro (avevamo già premiato Marius Mitrea poco tempo fa). Vivarini ha arbitrato il bel derby di semifinale di Eccellenza Mogliano – Rovigo con ottimo piglio, ha saputo farsi rispettare in campo senza inutili chiacchiere, dando le giuste direttive, sbagliando poco e facendo giocare molto. Ad esempio anche con palle non pulitissime uscite da mischia evitava il reset e faceva giocare alla maniera di come si fa da tempo ormai nel campionato francese. Ci è piaciuta la sua chiarezza e la sua autorevolezza, anche nei 2-3 momenti di surriscaldamento non ha fatto tante ciance né usato i cartellini, ha detto semplicemente “qui comando io”.

Arbitrare in Italia non è facile, con un livello non esaltante delle skills in campo, un modo di giocare antico fatto di mischie, drive e pedalare e tifoserie non sempre aggiornatissime con i regolamenti e pronte a recriminare su ogni decisione. In questo contesto Vivarini ci ha dato un’idea di come si può arbitrare con intelligenza.

The bad

Il commentatore (da gradino o da sito). Sì, avete letto bene: non parliamo del nostro rugby,it dove si vive lo sport ovale ancora all’antica, discutendo certamente dell’arbitro ma senza isterie e senza i Benito Gavazzi, i Galvisano, i vari “arbitri venduti” e insultame multiplo che si legge e si sente in giro. Il nostro sport che dovrebbe essere diverso in quanto a rispetto e cultura del tifo in molti casi diventa indistinguibile da altri sport dove l’evento che si vede in campo è la scusa per personali sfoghi. Un “abbattete le dighe” che, se non trova argini nella resistenza di chi un poco di criterio e senso delle proporzioni li mantiene, diventerà, alla lunga, pericoloso. Insomma. che sia sugli spalti o nei commenti nascosti nell’anonimato sui siti Web inizia a spandersi la volgarità dell’insulto per partito preso.

Perdere non piace a nessuno ed è più facile trovare scuse nell’arbitro, nel campo, nel tempo, nella jella piuttosto che ammettere una verità elementare, e che in questo sport vale più che negli altri: qui vince sempre il più forte e anche le regole stesse sono fatte per evitare le furbate e permettere a chi ne ha più merito di trionfare al fischio finale.

O Cedaro, perché sei tu Cedaro?

Sono uscite le convocazie del nuovo staff tecnico azzurro O’Shea-Catt. Molte cose previste (Parisse e altri senatori a riposo), qualche novità (4 uncapped), qualche esclusione, tante conferme, una conferma di esclusione. La conferma di esclusione è quella di Leandro Cedaro, Xfile del rugby azzurro. Non un Matfield ma un buonissimo giocatore con tanta esperienza e ottimo minutaggio nel campionato francese. E, soprattutto, una seconda linea, materia ormai rarissima dalle nostre parti (infatti nelle Americhe andranno solo 3 seconde linee: Fuser, Bernabò e Geldenhuys, per altro Geldenhuys uno di quelli che forse più di tutti avrebbe meritato un po’ di riposo e che è parso tanto a corto di fiato nelle ultime uscite). Il buon Cedaro? A casa. Perché? Non lo sappiamo. Per altro anche portare 31 giocatori con una seconda linea in più non crediamo conducesse al fallimento delle casse federali.

Come si diventa una vera rugby girl?

Beh, si deve giocare a rugby. Certo, si deve entrare in una squadra. Però poi c’è l’iniziazione… Il vostro redattore dovette fare a suo tempo il gioco del palo (gira gira gira, bevi, gira gira gira, bevi. Non lo conoscete? Andate ad una festa del rugby o… cominciate a giocare). Nel video che vedete qui sotto l’iniziazione è un po’ diversa. La goliardia, lo spirito di amicizia di questo sport significano anche “bene insieme”, significano club house. Il che non vuol assolutamente dire ubriacarsi come degli sciocchi ma banalmente l’allegria dello stare insieme, ad un tavolo, a raccontarsi frottole, storie, a rivedere cosa si è fatto in campo, a maledire le donne, il tempo ed il governo

Dunque ecco qui sotto l’iniziazione di una rugby girl, e c’è anche la ricetta del Welsh Rarebit che pare effettivamente appetitoso (e comunque sempre più appetitoso di quella zuppotta che trangugiano con birra alle 10 del mattino o di quel “drunk food” terrificante che si vede alla fine…).

Vedi anche: An italianman in Cardiff

Il pirata Ludoff

Ludovico Nitoglia è un altro dei grandi italici del rugby che ha lasciato l’attività quest’anno. E quello che vedete qui sopra è l’addio che gli hanno riservato i suoi colleghi di Treviso. In sostanza Ludo era stato portato da Ugo Gori e Andrea Pratichetti ad una mostra a Venezia. Ma la mostra non era altro che un galeone pieno di pirati benettoniani. Un bel modo per salutare un amico.

joseph k

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