Nazionali

Finiti i tour australi: il Sud la spunta sul filo di lana

steve-hansen
Scritto da Rugby.it

Conclusi i tour, proviamo a fare un mini-ranking

Si è conclusa con la bella e combattuta sfida di Port Elizabeth fra Springboks ed Irlanda la parentesi dei tour downunder: i due emisferi si salutano dandosi appuntamento per novembre, preludio del grande evento del prossimo anno, vale a dire il tour dei British&Irish Lions a Rugbylandia, a casa degli AllBlacks. Mentre le australi si preparano alla stagione del Championship, le nordiche si avviano verso una sudata e meritata vacanza. Il confronto si conclude, perciò, con la vittoria del Sud per 5-4 grazie al punto decisivo portato dai Bokke.
Un punto non certo facile, giunto al termine di una partita tesa ed equilibrata che gli Springboks vincono per 19-13 respingendo un ultimo disperato assalto irlandese a fil di sirena che avrebbe potuto ribaltare le sorti del match, della serie e del confronto globale. I ragazzi di Coetzee prevalgono in virtù di una mischia dominante, in grado di mascherare problemi di gioco ancora piuttosto evidenti e sfruttano l’evidente consunzione degli avversari. Vittoria sudata, ma meritata, quindi, contro un’Irlanda consunta, ma orgogliosa e mai doma che esce a testa altissima da questo tour che giungeva al termine di una pessima stagione.
Intanto, in mattinata, gli AllBlacks avevano polverizzato i malcapitati gallesi, mentre nel pomeriggio, a Sydney, la solita Australia pasticciona, presuntuosa e malaccorta regalava ad un’Inghilterra solida, cinica e arrogante (come piace ad Eddie Jones) la terza vittoria consecutiva. Una partita buttata, quella dei Wallabies, caratterizzata da una montagna di punti regalati per pura disattenzione, cosa che ha reso inutili buone prestazioni individuali come quelle di McMahon, di un imprendibile Folau e del solito irriducibile Hooper. Dall’altra parte una squadra attenta, brutta ma buona, che sa evitare di buttare via le occasioni e che si astiene dal regalarne. Il prototipo della squadra che vince anche giocando così così; il prototipo della squadra vincente. La partita è tesa, nervosa e combattutissima, con le squadre che si rincorrono e superano in continuazione. Finisce 44-40 per i bianchi, ma i canguretti devono rimproverarsi almeno una decina, ad essere generosi, di punti letteralmente regalati all’avversario con errori stupidi e falli che alla stupidità hanno unito l’inutilità. Si aggiungano un paio di errori marchiani dalla piazzola, mentre dall’altra parte c’era l’infallibile androide Farrell, e l’ennesima sconfitta è spiegata. Una sconfitta non dissimile dalle due che l’hanno preceduta.
Al termine di tre settimane di interessanti confronti proviamo a costruire una miniclassifica del torneo, dando a ciascuno un voto ed uno stringato giudizio.

1° AllBlacks, voto S.V.
E’ già, che voto gli dai a questi? C’è un voto che basta a descriverne la dominanza e l’inavvicinabilità? Semplicemente perfetti, belli, puro acciaio temperato nelle mani di un artista. Quando li vedi giocare hai immediatamente la sensazione dell’imbattibilità, perché loro fanno tutto ad un livello di pulizia del dettaglio, velocità e armonica possanza da lasciarti annichilito. In più hanno una profondità di rosa semplicemente sconvolgente: ogni volta che un grande lascia pensi che possano indebolirsi e loro tirano fuori altri fenomeni.

2° Inghilterra, voto 9,5
Brutti, sporchi e cattivi: in una parola vincenti. Si vede che studiano da…AllBlacks quanto ad attenzione al dettaglio e limitazione della casualità. Difendono aggressivi ed al limite (spesso oltre, ma anche saper sfruttare il metro di giudizio arbitrale è un merito) e sanno trasformare in punti ogni occasione che l’avversario gli concede. La loro forza è, spesso, quella di lasciare la palla e l’iniziativa all’avversario per far si che cada nel buco bianco della loro formidabile difesa, aggressiva e fisica al limite dell’intimidazione, e finisca per farsi male da solo; a quel punto intervengono loro e puniscono. Due soli limiti: mostrano ancora una certa vulnerabilità davanti ad avversari estrosi e capaci di uscire dal canovaccio, come i numeri di Folau hanno talvolta evidenziato. E poi, se vogliono davvero diventare i numeri 1, devono avere una profondità maggiore nell’organico. Ma dategli tempo, sono solo all’inizio.

3° Irlanda, voto 8,5
La grande sorpresa di questa finestra internazionale: al termine di una stagione disastrosa, con un organico raffazzonato e che ha perso quasi subito il leader Sexton ci si poteva aspettare una catastrofe. Invece i verdi hanno splendidamente vinto il primo match, quasi vinto il secondo e perso di misura il terzo avendo in mano la palla per vincerlo a fil di sirena. Si sono visti anche giocatori nuovi ed interessanti oltre ad un rinato pride che ha dato vita a prestazioni orgogliose e caratterizzate da grande applicazione e spirito combattivo. Insomma chi vorrebbe finita l’era di Joe Schmidt ha pochi argomenti per sostenere la sua tesi.

4° Sudafrica, voto 7
Un voto soprattutto alla reazione dopo la prima disastrosa partita (ed il primo tempo della seconda). Hanno saputo uscire dall’angolo oscuro in cui erano finiti, trovando grande energia da elementi, come Combrinck, Jantjes, Witheley e Mostert che fino a ieri stavano nascosti nel sottoscala. Hanno tutto per tornare competitivi ai massimi livelli e se Coetzee potrà lavorare con serenità i risultati non tarderanno ad arrivare.

5° Galles, voto 6,5
Due belle mezze partite ed un’esecuzione: ci sarebbe poco da stare allegri, in linea di principio. Senonchè bisogna sempre tener presente COSA c’era dall’altra parte. E dall’altra parte c’erano quelli, quella sorta di alieni travestiti da umani, inavvicinabili e neri. All’attivo vanno ricordati 50’ buoni nei primi due match in cui i Dragoni hanno rivaleggiato alla pari con quella roba là. Tutto il resto è stata sofferenza fisica e psicologica e tanti tanti punti. Esperienze così, però, possono essere molto utili, perché quando sei riuscito almeno per un po’ a rimanere in piedi davanti a mostri così nulla d’altro può spaventarti.

6° Australia, voto 4
Dov’è finita la bella squadra di Michael Cheika che tanto c’era piaciuta nell’ultima RWC? E’ possibile che fosse imparentata con quella roba pasticciona da dopolavoro che si è vista in questa serie? Il tecnico austral-libanese dovrà fare molto lavoro, tecnico e psicologico: non è accettabile che una squadra con quegli skills e quella meravigliosa attitudine abbia dato vita a prestazioni talmente sconcertanti. Cheika farebbe meglio ad evitare di impegolarsi in inutili diatribe mediatiche con un campione del genere come Eddie Jones e dedicarsi ad un lavoro tecnico e soprattutto psicologico con i suoi ragazzi. E faccia presto, perché il Championship è vicino ed altre figuracce non verrebbero perdonate.
Al termine di queste serie, belle ed interessanti, rimane un unico rammarico, e non dite che non c’avete pensato: che bello se Inghilterra e Galles si fossero scambiate gli avversari…Io un Neri vs Bianchi vorrei tanto vederlo fra 5 minuti!
jpr

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