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The Good & the bad

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Scritto da Rugby.it

Una mozione contro i video che esaltano i macellai (non quelli di filetti e controfiletti, ma gli spaccaossa che vagano nei campi). Un uomo fa allenamento con uno strano cappello. E infine: uno sport ottimo per l’estate: il golf rugby.

Rieccoci all’inizio quando parlavamo della fine. Le nostre squadre celtiche hanno ripreso a lavorare, la Benetton da più di una settimana, le Zebre solo da ieri. Sfugge il senso di questa disparità: ci sarà sicuramente una ragione legata ai calendari, alle diverse coppe, alla necessità di raggiungere la forma prima o dopo. O forse è solo che a Parma sono più easy e le vacanze durano un po’ di più. Non lo sappiamo, ma, gaudeamus igitur, la stagione celtica è ricominciata!

The Good

Qualche giovanile in passato ha battuto gli inglesi. La nazionale maggiore ha battuto la Francia, il Galles, l’Irlanda. Ma nessuno mai aveva battuto un team neozelandese, nessuna squadra italiana aveva sconfitto un manipolo di All Blacks. Per la prima volta è accaduto alle universiadi: la nazionale italiana universitaria seven femminile ha sconfitto le pari condizione neozelandesi. Ci esaltiamo con poco? Forse, ma fosse anche per una questione di annali, il precedente ci piace e ci piace che siano ancora delle azzurre ad aver fatto una grande impresa sportiva nel nostro mondo ovale. Brave!

Vedi anche: tre quarti? No, tre sesti.

The Bad

Vogliamo dare il The Bad della settimana al concetto di “inutile machismo” che certi sport, tra cui il nostro, spesso si portano dietro. Essere uno sport di combattimento, come il rugby è, è cosa ben diversa dall’essere uno sport per macellai (con tutto il rispetto per la professione che tanto regala ai nostri terzi tempi). Combattere significa prevalere entro un contesto comune di regole. In questo contesto comune può pure capitare che un magrino dotato di ottima tecnica abbatta un cicciobomba bombardiere in cui il numero dei bicipiti supera quello dei globuli bianchi. Magari raramente, ma accade.

Ben altra cosa è fare gli spaccaossa, entrare per fare male: ci sono effettivamente giocatori che scambiano il campo di rugby e le sue regole che sono create per minimizzare il più possibile gli infortuni e i danni fisici e non (leggasi problema concussion) con un’arena in stile “liberi tutti”. Fortunatamente a rugby certe entrate assassine costano cartellini gialli, rossi e squalifiche. Però poi troviamo la rete ripiena di video para-esaltatori come questo:

E vediamo che molti di quelli che sono chiamati scontri o placcaggi non sono altro che cose totalmente fuori dal regolamento e altamente pericolose. Placcaggi alti, placcaggi di uomini in volo, spear tackle: alla galleria degli orrori non manca nulla. Il tutto in una comparazione abbastanza stucchevole con il football americano, perché trattasi di due sport completamente diversi. Un giorno alla voce “tackle” su youtube ci piacerebbe vedere una galleria di placcaggi puliti, precisi, magari fatti in corsa o in recupero, dove si vede e si loda la tecnica più della brutalità fine a sé stessa.

Tanto di cappello

tito tebaldi

L’immagine arriva da uno dei primi allenamenti nel solleone di Treviso. Un uomo vi partecipa con un cappello tipo Borsalino, uno di quelli che mettereste per una partita di poker tra un sigaro e un bicchiere di Amaro del capo. Chi è l’uomo col cappello? A vederlo da questa distanza pare il nostro Titone Tebaldi, il quale deve avere qualche problema con la canicola e giustamente si protegge. Oppure stiamo assistendo alla riproposizione di un quadro, una specie di flash mob sportivo, una riedizione di “ceci ce n’est pas un chapeau” in salsa leonesca…

Golf rugby

Rugby a 15, rugby a 13, rugby a 10, rugby a 7, beach rugby, touch rugby, wheelchair rugby, rugbetto… Le varianti giocate sono tantissime, ma il geniale golf-rugby non ce lo saremmo mai aspettato. Questi ragazzi ci mostrano come si possa unire un campo da golf con le skills tipicamente rugbystiche. Al posto delle mazze il piede e le mani o i drop, per buca un recintino cui far arrivare la palla in corrispondenza della buca vera, e poi le “stesse” regole e le “stesse” difficoltà del percorso: vince chi arriva con meno “colpi” al traguardo.

Una bella novità che speriamo si diffonda da noi anche se immaginiamo che non sarà facile convincere che il nerboruto golf-rugbysta non rovina il prezioso green. Ma se ce l’hanno fatta in Uk perché non provare anche da noi? Se qualcuno organizza qualcosa di simile sulla Penisola ci faccia un fischio, piedi (stortini) e mani (di pietra) a disposizione!

Foto copy Stefano Del Frate (https://www.flickr.com/photos/stefanodelfrate/, http://www.stefanodelfrate.com/).

joseph k.

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