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Koyokoyo e le signore gru

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Scritto da Rugby.it

Intervista con Helen Koyokoyo Buteme, la nuova allenatrice della nazionale femminile ugandese. Koyokoyo ha appena preso il posto del rinunciatario coach Allan Musoke e si trova di fronte a un immediato esame dovendo affrontare tra dieci giorni con le sue “signore gru” (the Lady Cranes è il soprannome delle giocatrici della nazionale ugandese) i campionati africani 7s, ad Harare in Zimbabwe.
Ricercatrice di microbiologia medica, un dottorato da poco conseguito tra Kampala e Stoccolma, Helen è una donna intelligente e colta, innamorata del rugby; una figura preziosa, se non la più preziosa in assoluto, per la palla ovale femminile nell’est Africa. Ha giocato anche nella Premiership inglese e pensa che il nostro sia “the sweetest and easiest sport in the world”.

Già capitana della nazionale e ora capo coach, ma lei fa parte anche delle “Mamas”, un club internazionale riservato alle giocatrici mamme. Ha dei bambini?
“Faccio parte delle Mamas ma non ho figli biologici. Cerco di assistere ragazze di famiglie di basso reddito pagando loro le tasse scolastiche o trovando sponsor disposti a farlo, visto che tutti i livelli d’istruzione sono a pagamento in Uganda; cerco anche di aiutare le ragazze che non hanno la possibilità di provvedere ogni giorno al proprio fabbisogno e talvolta, se necessario, trovo loro un tetto. La fondatrice delle Mamas ha deciso che questo fa di me una mamma”.

La sua miglior qualità sembra in effetti l’abilità nel costruire buone relazioni con e tra le sue compagne di squadra, una capacità per certi aspetti materna.
“Ho lavorato con ragazze adolescenti per molti anni, ho imparato a capirle e ho realizzato che ogni persona è differente e necessita di essere affrontata in modo diverso. A volte sono dura, altre volte comprensiva; a seconda della situazione e di ciò che penso richieda. So anche che tra donne è difficile giocare bene insieme a meno che non ci sia quello speciale legame. Cerco sempre di creare questo legame, così che ognuno senta di essere parte di una famiglia”.

Nelle Mamas hanno giocato anche alcune rugbiste italiane; siete amiche?
“Ho giocato con Rachele Cera, Fiorenza Baldari Zambini e Valeria Monacelli, ragazze che danno lustro alla loro fama di italiane grazie a simpatia e voglia di divertirsi! Amo giocare insieme a loro; dato che vivo in Uganda non possiamo vederci spesso ma siamo in contatto su facebook”.

Tra due weekend le Lady Cranes saranno in Zimbabwe per la Coppa d’Africa 7s. Quali sono le vostre speranze?
“Lo scorso anno abbiamo iniziato un processo di ricostruzione della squadra e stiamo proseguendo su questa strada. Nell’ultima edizione abbiamo terminato con un deludente 7° posto ma con buone promesse; quest’anno abbiamo una squadra più giovane ma più ricca di talento, molto coraggiosa e piena di fuoco”.

Il dente dolente è il rugby a XV; nessuna nazionale africana è iscritta alle qualificazioni mondiali. Una delusione?
“Una enorme delusione, poiché non tutte le giocatrici sono tagliate per il 7s. Il rugby a XV è uno sport perfetto perché dà spazio a ogni tipo di fisico e di abilità. Amo il 7s ma sento che non è sinceramente rappresentativo dello spirito del rugby dato che solo un selezionato modello di giocatrici può praticarlo ad alto livello; chiude fuori casa la maggioranza delle giocatrici o potenziali tali. Se vogliamo veramente sviluppare il rugby in Africa dobbiamo far crescere il XV a fianco del 7s; più donne giocheranno, più saranno incoraggiati i figli a giocare”.

Esistono problemi particolari per una ragazza ugandese che vuole giocare a rugby?
“Sì e no. In alcune zone le comunità non hanno mai visto un pallone ovale così quando introduci il rugby esso viene accolto come un divertimento per tutti. Paradossalmente troviamo più resistenza nelle aree dove il rugby è già conosciuto perché viene percepito come uno sport solo per uomini. Gli ostacoli più alti sono comunque l’assenza di interesse per lo sport in generale in Uganda e la mancanza di opportunità per le donne”.

Qual è il suo sogno, come giocatrice e allenatrice?
“Sono già riuscita a vivere uno dei miei sogni -partecipare a una Coppa del Mondo- capitanando l’Uganda nella World Cup 7s 2009. Il mio prossimo desiderio è portare la squadra alle Olimpiadi; per lottare con le grandi nazioni, non solo per partecipare”.

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(la foto sotto al titolo è tratta da una precedente intervista con il Daily Monitor, quotidiano ugandese; nella foto qui sopra Helen è la prima in basso a destra)

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