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Cosce d’acciaio e mani di seta, gli All Blacks schiantano e incantano l’Italia

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Scritto da Rugby.it

Cinque mete neozelandesi per tempo, azzurri a segno al 68′ con Boni su intercetto

I sessantamilaeseicentonovantatrè dello stadio Olimpico sono ancora una volta l’unica grande vittoria per il rugby italiano. “Come fa una nazione che continua a raccogliere sconfitte e risultati prevedibili a portare così tante persone allo stadio? E come fa a portare così tante persone allo stadio senza crescere mai?”, si domandano nei think-tank stranieri. Risposta difficile, già abbozzata, tentata, discussa e corretta tantissime volte anche dai partecipanti al nostro forum. Come trasformare in ferro agonistico l’oro rappresentato da questi spettatori rimane però quesito inafferrabile, al quale forse non riuscirebbero a rispondere nemmeno l’alchimista Faust o il bravissimo chimico Primo Levi del libro ‘Il sistema periodico’.
La partita di Roma, primo appuntamento dei tre Cariparma Test Match di quest’autunno, era del resto la sfida più difficile che si potesse immaginare: contro gli All Blacks, arroventati dalla sconfitta di Chicago che ha interrotto ancora una volta la loro lunga serie positiva a un passo da quota venti. Di fronte a una squadra desiderosa di ripartire con i successi, concentrata, efficace e di superbo livello tecnico, la partita degli azzurri è durata ben poco: al 3’ un pasticcio difensivo di Esposito e Canna genera una punizione a pochi metri dalla meta, punizione che con una breve serie di passaggi veloci e perfetti porta Fekitoa in meta in prima fase, gli azzurri scardinati proprio dalla rapidità e precisione della trasmissione di palla dei neozelandesi.
All’11’ breve intermezzo in quello che si profila già come un monologo ospite: Padovani raccoglie in mezzo al campo un pallone di nessuno e percorre trenta metri di galoppata tra gli AB, risucchiando su di sé per qualche secondo il boato dei sessantamila e procurando infine agli azzurri un calcio di punizione che Canna mette a segno senza grandi difficoltà; 3-7.
La produzione di mete tutte nere riprende poco dopo; al 15’ segna il pilone Famumina, che in campo aperto conclude un’altra serie di passaggi rapidi e vellutati dei suoi compagni di squadra.
Al 19’ va a segno Tuipolotu, dopo una touche persa dagli azzurri e un trenino del pack all black fin sulla linea di meta. Al 26’ spettacolare off load di Cruden per Dagg, che brucia Padovani ed Esposito e va a depositare la palla in mezzo ai pali.
Poi tocca al pilone sinistro Crockett, poco prima dell’intervallo, per il 3-35 del riposo.
Nella ripresa la Nuova Zelanda continua a costruire gioco fluido e mete, soprattutto con i trequarti ma anche con avanti che sembrano trequarti per agilità di corsa e tecnica di gioco. Al 68’ però arriva un po’ di gloria anche per gli azzurri e di soddisfazione per i loro tifosi: con gli AB in aperta caccia della nona meta, Gori intercetta il pallone a sessanta metri dai pali e lancia Boni, che va in fuga sulla destra, sfugge a un placcaggio e arriva solo solo in meta. La meta delle due riserve fa tirare un piccolo ma evidente sospiro di sollievo in tribuna al buon O’Shea, atteso da un compito improbo come i suoi predecessori. Bello anche il boato dello stadio per la trasformazione di Allan (da poco entrato anch’egli) nonostante quel calcio rappresenti solamente il momentaneo 10-54, che due mete finali dei kiwi trasformeranno nel definitivo 10-68.

Conor O’Shea, in conferenza stampa: “facciamo tutti parte di una squadra molto competitiva, a nessuno di noi piace perdere. A volte bisogna però ammettere che si è stati battuti da una squadra più forte. Quello che avevamo chiesto alla squadra prima della partita di oggi era scendere in campo portando avanti il nostro piano di gioco per tutto l’arco dell’incontro. Sarebbe troppo facile puntare ora il dito contro gli errori individuali fatti in campo, dobbiamo invece guardare avanti partendo dal grande coraggio messo in campo oggi dalla nostra squadra. Questo test deve essere un punto di partenza per noi, andremo lontano“.
Sergio Parisse: “siamo all’inizio di questo nuovo ciclo e non si può cambiare velocemente, per questo continueremo a lavorare duro per preparare i due test che ci attendono. Abbiamo trovato davanti a noi una squadra molto forte e preparata. Sono estremamente fiducioso per il futuro; abbiamo cambiato modalità di allenamento e modo di approcciare le partite. Sono convinto che  ci toglieremo davvero tante soddisfazioni con questo nuovo staff. Da domani sarò il primo a lavorare insieme alla squadra a testa alta per preparare i prossimi test”.

Italia v Nuova Zelanda 10-68
ITALIA: Padovani; Bisegni, Benvenuti, McLean, Esposito (65’ Boni); Canna (51’ Allan), Bronzini (51’ Gori); Parisse (cap), Favaro, Mbandà (55’ Minto); Van Schalkwyk, Fuser (55’ Biagi); Cittadini (44’ Ceccarelli), Ghiraldini (10’ Gega), Lovotti (78’ Panico). All.: C.O’Shea.
NUOVA ZELANDA: McKenzie; Dagg (51’ Ioane), Fekitoa, Lienert-Brown, Naholo; Cruden (59’ Sopoaga), Kerr-Barlow (51’ Smith); Luatua, Cane (cap), Dixon; Barrett (54’ Retallick), Tuipulotu (59’ Todd); Faumuina (56’ Tu’ungafasi), Taylor, Crockett (70’ Moody). A disp.: Coltman. All.: Hansen.
Marcatori: 4’ meta Fekitoa tr Cruden, 12’ cp Canna, 15’ meta Faumuina tr Cruden, 19’ meta Tuipulotu tr Cruden, 26’ meta Dagg tr Cruden, 37’ meta Crockett tr Cruden; 45’ meta Luatua tr Cruden, 58’ meta Fekitoa tr Cruden, 62’ meta Dixon, 67’ meta Boni tr Allan, 72’ meta Ioane tr Sopoaga, 76’ meta Naholo tr Sopoaga.
Arbitro: N.Owens (Wal)
Cartellini: nessuno
Calciatori: Cruden (7/7), Canna (1/1), Sopoaga (2/3), Allan (1/1)
Spettatori: 60.693
Man of the Match: Aaron Cruden (Nze)

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