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Una proposta: Mondiali femminili 2021 in Italia?

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Scritto da Rugby.it

No, no… el pennello deve passare prima orizzontale e poi verticale se no ce lascia la striscia…”. L’aspirante vigile Alberto Sordi aveva un talento particolare nel dare consigli agli altri senza far mai alcunché e noi cerchiamo di seguire il suo esempio proponendo, dalla nostra pigra sedia, un suggerimento alla FIR. Perché non candidarsi a ospitare i Mondiali femminili 2021?
Al momento, per quanto noto, non si è ancora fatta avanti alcuna federazione; nell’agosto 2017 si disputerà in Irlanda la nuova edizione dei mondiali e probabilmente solo in occasione di quel torneo, o addirittura nei mesi successivi, World Rugby renderà noto l’elenco delle nazioni che si sono proposte per l’edizione del ’21. L’Italia non ha mai ospitato un mondiale femminile e offrirsi potrebbe infondere una luce più favorevole anche su un futuro impegno per la Coppa del mondo maschile, sia nel caso la candidatura femminile andasse a buon fine (ecco, guardate cosa sappiamo fare) sia in caso di mancata assegnazione (ci abbiamo provato, eravamo pronti a dare una mano).

travDolce Toscana, romantico Veneto
I Mondiali femminili richiedono un dispiegamento economico e organizzativo molto più tenue rispetto a quelli maschili: usualmente si articolano su due settimane, cinque giornate di gara e due sole sedi, con un piccolo stadio da ottocento/mille posti per la fase a gironi e uno stadio più grande (cinque/quindicimila posti) per semifinali e finale. Quasi sempre i due impianti fanno parte della stessa città o della stessa regione.
In Italia le due opzioni più favorevoli ci sembrano Veneto e Toscana.
Il Veneto è la nostra regione rugbistica per eccellenza e offre uno straordinario campionario di attrattive turistiche per richiamare tifosi dall’estero, in particolare dalle isole britanniche: la romantica Venezia, la Padova di Giotto, le spiagge sull’Adriatico (la Coppa si disputa usualmente in agosto o settembre), i luoghi di Shakespeare (Venezia, la Verona di Romeo e Giulietta), i vini delle colline…
Se si seguisse la soluzione classica di due sedi di gioco, la scelta potrebbe cadere su Venezia per le finali e Padova per le gare preliminari. Tra Venezia e Padova corrono 40 km, la stessa distanza che separa la città lagunare da altre possibili sedi come San Donà e Treviso; l’aeroporto Marco Polo è lontano 40’ da Padova, 30’ da Treviso, 25’ da San Donà, 15’ da Venezia. Su una delle isole di Venezia sorge uno stadio di calcio da 7.500 posti, il Penzo, che non sembra brillare per bellezza architettonica ma che pare adatto, come capienza, a una finale mondiale femminile. Rovigo, nonostante la passione rugbistica, appare troppo poco turistica e troppo distante geograficamente da Venezia per poter essere presa in considerazione; Verona è stupenda ma troppo poco rugbistica e un po’ troppo distante.
In Toscana l’accoppiata più efficace potrebbe essere costituita da Prato e Firenze. Anche nella regione di Dante non mancano naturalmente attrattive turistiche né di tipo artistico (ce n’è a camionate, come direbbero il Guinizzelli e il Cavalcanti) né di tipo paesaggistico; tra Prato e Firenze cova anche una discreta passione per la palla ovale. Settembre sarebbe un periodo splendido per i turisti in Toscana. Forse è molto scontato ma si potrebbe puntare proprio sul valore artistico e paesaggistico delle nostre città (“A scrum with a view”) per attirare spettatori dall’estero e per dare un’identità più peculiare all’evento.

Contro
Il principale punto a sfavore di una eventuale candidatura italiana è il fatto che la Coppa del Mondo femminile sia già stata assegnata a nazioni europee nelle ultime tre edizioni e in totale in sette edizioni su otto. Se ci fossero candidature da altri continenti sarebbe difficile per World Rugby negare loro la precedenza. Anche la congiuntura economica generale nella nostra nazione non sembra favorevole ma questa è una debolezza comune anche a parte delle altre potenziali nazioni candidanti. Più delicato il discorso della situazione economica della FIR, ma i mondiali femminili ci sembrano una buona occasione per fare promozione e per mettersi in luce di fronte alle altre federazioni senza una spesa enorme. Non abbiamo trovato dati relativi ai rendiconto delle precedenti edizioni se non quelli riguardanti la prima, ancora non ufficiale e ospitata dal Galles: si concluse con un passivo di 15mila sterline.

Precedenti edizioni

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immagini: la fotografia sotto il titolo è stata pubblicata dalla FIR. L’immagine pubblicitaria a metà articolo risale forse agli anni ’50 o ’60, l’abbiamo trovata su Pinterest, dove si possono ammirare manifesti bellissimi. La tabella conclusiva è opera del poderoso ufficio grafico di rugby.it

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