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The Good & the bad

Sergio Parisse
Scritto da Rugby.it

Il periodo quaresimale del rugby azzurro ci ha portato un filotto di sconfitte durissimo. Ogni partita delle nostre nazionali al tremendo 6 Nazioni 2017 è stata una sconfitta. A volte durissima, come con l’Irlanda per gli “azzurroni”, a volte risicata (in 2-3 occasioni per gli azzurrini e le donne). Da ogni parte dove la si giri è stata, purtroppo, una disfatta.

The Good

Sergio Parisse. Il nostro capitano è un uomo, qualche atteggiamento che ha in campo non ci è sempre piaciuto, es. quando “inveisce” contro gli arbitri rischiando di creare un rapporto non idilliaco con i direttori di gara.

Ma il capitano ha alcune caratteristiche che lo rendono comunque meritorio del nostro premio: è attaccato alla maglia, a 33 anni e mezzo, quando poteva ormai concludere una carriera maestosa in Giappone o ovunque per mettere un po’ di fieno per il futuro, quando poteva certamente firmare contratti molto più corposi rinunciando all’azzurro, lui a quel tricolore è rimasto legato. Lo si vede anche semplicemente da come parla, da cosa fa in campo, dal banale fatto che, dopo una carriera spettacolare, non è stufo di anni di sconfitte e di essere lì, chiaramente sopra la media dei compagni, a giocare per prendere 30, 40, 50 punti e più di scarto.

Molti Sergio lo danno per “scontato” ma lui, puntualmente anche quest’anno, è l’unico azzurro nella short list per il premio di miglior giocatore del 6 Nazioni. Sergio ci mette il faccione anche nelle situazioni dove probabilmente anche il più ottimista dei tifosi vorrebbe sotterrarsi. Sergio: portaci al mondiale nelle migliori condizioni possibili. Poi ti diremo ancora grazie.

The (quasi) Bad

Sapete che qui dentro (non solo in questa rubrica, in generale in questo blog) non si parla di arbitri. Essi sono umani, possono sbagliare ma questo fa parte del gioco, come il totale rispetto che loro si deve. Molte volte arbitri sono arrivati a vincere il Good della settimana, tante volte abbiamo lodato i Mitrea, gli O’Keefe di turno.

Questa volta non si vuole criticare ma solo segnalare un possibile problema per i c.d. valori del rugby che devono essere sorvegliati e difesi anche dagli arbitri.  Ci riferiamo in breve al finale di Francia – Galles, a quegli assurdi 20 minuti di extra time, una partita finita al 100 esimo… In quei 20 minuti c’è stato un po’ di tutto: Atonio cambiato per una concussion che speriamo sia stata vera, un pilone gallese che non si capiva se potesse o meno rientrare perché cambiato per infortunio, una serie di falli a raffica (abbiamo perso il conto) fischiati su mischie chiuse e gioco aperto, un solo giallo comminato per tutti questi falli, nessuna meta tecnica, una partita che rischiava di finire a sganassoni e che i vari capitani del momento (Jones e Maestri) sono riusciti a tenere nella giusta dimensione sportiva, nonostante tutto.

Non vogliamo dire che qualcuno ha voluto fare il furbo tra concussion e piloni da cambiare o ricerca della no contest, diamo sempre il beneficio dell’onore rugbystico a tutti, ma vogliamo dare un piccolo consiglio al direttore d’orchestra Barnes. A queste situazioni non ci devi arrivare. Non si tratta di “forzare” la partita, tanto più una partita così importante. Si tratta di comunicare e decidere. Molte volte i gialli arrivano senza nemmeno l’avvertimento arbitrale, qui abbiamo avuto una serie incredibile di sanzioni senza cartellini. Abbiamo visto mete tecniche fischiate quando i carrettini erano fatti cadere ben lontani dalle linee di meta. Insomma: molti arbitri agiscono, non aspettano che la sorte gli tolga la padella dalla brace. Perché il non decidere può anche far nascere l’idea che in campo si possa fare di tutto e questo che è uno sport di combattimento, ma entro le regole, non se lo può permettere.

C’mon Romania!

La Romania ha battuto la Georgia, 8-7 in casa, con una grande prestazione in mischia chiusa (che per questa settimana aveva avuto la consulenza speciale del nostro Mouse Cuttitta). Ammiriamo i Lelos e la loro capacità di essere cresciuti, di portare grandissime schiere di tifosi allo stadio. Ma siamo felici che la Romania, storico team che in passato ha dato mazzuolate alle cugine del 6 Nazioni, abbia dato questo colpo. Un po’ perché almeno non si parlerà più solo del “diritto” della Georgia a giocare nel 6 Nazioni al posto di altri (noi): saremmo già felici se il mondo si accorgesse che la Spagna ha fatto un ottimo torneo perdendo solo di 10 con la Georgia stessa, saremmo insomma felici che al posto di una singola squadra si parlasse del diritto di tanti movimenti a giocarsela a livelli più alti, o almeno di poterci provare.

Non si tratta di mettere alla porta Tizio per Caio ma di lavorare per la crescita del movimento globale. Messa in questi termini saremmo anche felici di vedere un bello spareggio annuale tra ultima del 6 Nazioni A e la prima del 6 Nazioni B. Ma solo in questi termini. Perché se il giochino è esaltare la Georgia per sparare sulla Croce Azzurra (leggasi, nazionale italiana) allora no, non ci stiamo.

20 anni fa…

Restando in tema. Quando l’Italia ancora non era nel 6 Nazioni c’era il Campionato d’Europa per nazioni. Ebbene fu proprio ormai 20 anni fa che una grandissima generazione di rugbysti portò quel trofeo in Italia. Fu la meravigliosa giornata di Grenoble, con la vittoria sul campo dei francesi che avevano appena vinto il 6 Nazioni. Fu un po’ l’inizio di tutto: certo quella nazionale aveva già dato enormi colpi anche prima ma quello fu un grandissimo segnale per il futuro ingresso nel 6 Nazioni.

Sono passati 20 anni e la sensazione è che la crescita sperata non ci sia stata, anzi che abbiamo fatto un passetto indietro. Però, questo video, questi personaggi, i Properzi, i Croci, i Vaccari, i Cuttitta, quella generazione può essere un modello per i nostri Violi, M’Banda, Canna, per quei ragazzi che devono costruire il post-Parisse e che forse non si sono accorti che il buon Sergio non è il dispositivo atto a disperdere le scariche elettriche atmosferiche inventato da Beniamino Franklin nel 1752 ma è l’ultimo dei Mohicani azzurri di quella lunga onda che parte proprio da Grenoble.

Dobbiamo far rinascere quello spirito e aprire una nuova fase. Perché l’alternativa è continuare, precipitevolissimevolmente, a cadere…

Foto: Stefano Del Frate. Flikr. Sito Web.

joseph k.

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