Eccellenza

Calvisano si prende lo scudetto del gioco e del merito: 43-29

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Scritto da Rugby.it

In paradiso risalendo dall’inferno, Calvisano domina col rugby più bello d’Italia

Non vince uno scudetto Calvisano, vince l’intera stagione: raramente è capitato di vedere un tale dominio dalla prima giornata della regular alla finale, con un paio di inciampi di poco conto annegati in un mare di mete, spettacolo e, il che non guasta, divertimento continuo per un pubblico, quello calvino, che quest’anno ha visto un gioco spumeggiante e, per certi versi, alieno alle nostre latitudini. Alla parola “dominio” nel rugby si è soliti associare un’idea di pesantezza macchinosa e inesorabile, fatta di territorio, conquista e trincea: Calvisano, il Calvisano del rodigino Massimo Brunello, ha stravolto questo luogo comune instaurando, sulla base di una valida organizzazione delle fasi statiche, un dominio fatto di leggerezza, aria alla palla, gioco voluminoso e ricerca continua di quello che, forse un po’ ce lo eravamo dimenticato, è lo scopo ultimo del rugby: fare meta!
Ma non è stata una passeggiata, non lo è mai, non lo sono mai le conquiste importanti. Per conquistare il paradiso della festa che, iniziata a 20’ dalla fine del match è proseguita fino al mattino, Calvisano ha dovuto attraversare inferno e purgatorio. E l’inferno Calvisano se lo crea quasi da solo all’inizio della partita: davanti ad uno stadio gremito di passione e colori (oddio, mica tanti colori, solo 4, ma ripetuti all’infinito) i padroni di casa partono come se volessero annichilire l’avversario, con un ritmo vertiginoso ed un possesso totale in perenne tourbillon. Vogliono sbranarlo l’avversario e, così facendo, evitano di dargli un paio di mozzichi d’assaggio scegliendo di calciare in touche due penalty piazzabili. Queste cose in una finale non si fanno e la punizione consiste nei 20’ in cui il Caronte rodigino Stefan Basson (splendido campione, il migliore in assoluto e senza paragoni dei suoi) traghetta all’inferno i presuntuosi gialloneri: Calvisano gioca, Rovigo, anzi, il suo meraviglioso soldatino n. 15, fa i punti. Per 15’ Calvisano, dunque, attacca, sbaglia e Rovigo trova nell’indisciplina dei padroni di casa le munizioni per il proprio infallibile cecchino che, in quattro colpi (10’, 18’, 20’ e 25’) scava uno 0-12 che ammazzerebbe un bisonte senza mai nemmeno lambire la linea dei 22. E’ l’inferno, quindi, per Calvisano che vede i propri sforzi vanificati dalla fredda organizzazione di un avversario che fa poco (difende ordinatamente e aspetta che l’impazienza spinga l’avversario all’indisciplina), ma quel poco lo fa con una perfezione chirurgica. Ma, come qua diciamo spesso, la vittoria è del forte che ha fede e Calvisano ha entrambe le cose: forza di un gioco formidabile e fiducia nella sua efficacia. Proprio quando l’ennesima palla di recupero sembra spalancare a Ruffolo la via del colpo del ko, il vento cambia: il capitano rossoblù la perde e la partita gira in quel momento. Lo scampato pericolo ridà vigore ai padroni di casa che, fiduciosi nel loro game plan, riprendono ad attaccare con rinnovato vigore ad un ritmo che per Rovigo, così come per Viadana in semifinale (e probabilmente per qualsiasi altra squadra italiana), è del tutto insostenibile. Alla mezzora un insidioso calcio di liberazione di Minozzi viene recuperato in velocità da Bruno che innesca l’ariete Tuivaiti; il maori sfonda e apre un’autostrada nella quale si fionda la freccia rodigina Enrico Lucchin che marca sotto i pali consentendo a Minozzi di trasformare il 7-12 al 32’. La meta sblocca Calvisano che comincia ad uscire dal suo viaggio all’inferno e in un amen ribalta il match. La scena, adesso, la prende il protagonista più atteso, si, lui, il diavolo calvino che, in quanto diavolo, le vie dell’inferno le conosce benissimo. E’ Matteo Minozzi, probabilmente la più luminosa promessa del rugby italiano, che lascia di stucco i 6.000 del Pata Stadium, e fra di loro il ct azzurro Conchuir O’Sé, inventando dal nulla un’azione strepitosa: l’estremo giallonero parte dalla propria metà campo seminando avversari come birilli e lancia sotto i pali il bravissimo Michele Andreotti che lo ha seguito sino al pass decisivo; è il 35’ e Calvisano guida 14-12. L’inferno è finito grazie ad un diavolo, quel diavolo di Minozzi, come lo chiama il buon Cacho Mastrocola.
Alla ripresa del gioco è ancora Basson a ricordare ai gialloneri che tra l’inferno e il paradiso c’è di mezzo il purgatorio, e lo fa alla sua maniera piazzando il controsorpasso al 43’ (14-15). Ma è solo un memo, utile affinchè gli ormai lanciatissimi padroni di casa non si montino troppo la testa; da qui all’80’ è tutto uno Stairway to Heaven scandito da meravigliosi gradini. Al 7’ Jimmy Tuivaiti fa vedere che anche Calvisano, il Calvisano volante, sa usare le maniere forti old-style e conclude in meta una poderosa rolling-maul partita a -10 dal goal; l’angelico demone Minozzi vola anche dalla piazzola più angolata e sigla il 21-14. Rovigo prova a reagire e per la prima volta mette su un attacco strutturato, per quanto macchinoso e prevedibile, che costringe i gialloneri a serrare efficacemente le file. La difesa efficace manda fuori giri l’attacco rossoblù ed il diavolo recupera palla e vola come un angelo in un coast to coast strepitoso che viene accompagnato dalle urla di tripudio dei sostenitori calvini per tutti i 60 mt di una volata vertiginosa: quel diavolo di Matteo Minozzi segna, trasforma e seppellisce il match al 55’ sotto un corposo 28-15.La partita è già finita, non si vede come questo Rovigo possa recuperare questo Calvisano. Così i ragazzi di Brunello cominciano a divertirsi e divertire il proprio pubblico con un gioco scintillante; ed è anche il momento storico in cui fa il suo ingresso in campo uno dei giocatori più bravi ed amati dal pubblico giallonero: Salvatore Costanzo, con già il suo incredibile decimo scudetto in carriera appuntato sul cuore, scende in campo al posto del bravissimo Marco Riccioni, per la sua ultima recita. Sulla scena adesso sale il duo di tangheri (attenzione all’accento, che va sulla e, naturalmente) argentini che al 61’ mettono in scena uno splendido “rugby bailado”: Juan Novillo, in transizione, mette un grubberino delizioso per Juanjo Paz che entra in un casquè perfetto per scelta di tempo e bacia la propria dama, cioè il ground del 33-15. Ora anche Rovigo capisce che è finita e si comincia solo ad attendere il fischio finale; al 69’ Minozzi, probabilmente per cercare un po’ di varietà in un punteggio fatto solo di mete, mette il piazzato del 36-15. La partita si chiude, poi, all’80’ quando Alberto Chiesa premia una bella percussione di Tuivaiti siglando, in tandem col trasformatore Minozzi, un pesantissimo 43-15.
Pesantissimo, forse troppo e anche ingeneroso nei confronti di Rovigo; così, quasi per compensazione e anche per giusto omaggio al bellissimo pubblico rodigino che, a partita persa, sostiene in modo encomiabile i propri Bersaglieri, il destino ed il signor Mitrea concedono alcuni minuti di extratime nei quali i gialloneri, ormai con la testa alla premiazione, concedono ai rossoblù le mete finali di Barion e Biffi che fissano il comunque larghissimo finale.
E’ finita e Calvisano può festeggiare una squadra fantastica, allenata splendidamente da Massimo Brunello e Beppe Mor, fatta di giocatori talentuosi e solidi, dalla vecchia guardia dei Morelli, Cavalieri, Chiesa e Costanzo, alla nouvelle vague dei Riccioni, Pettinelli (peccato ieri non ci fosse), Archetti, Giammarioli e Bruno. Con stranieri di grandissimo valore come Novillo e Paz. E con Matteo Minozzi, sul quale il vostro scrivano ha finito da tempo gli aggettivi. Una vittoria fatta di gioco, leggerezza, bellezza: il Calvisano gioca nel senso letterale del termine, perché diverte e si diverte.
Ora, come sempre, molti se ne andranno a rafforzare il futuro, che tutti speriamo roseo, del nostro sport: le società, come Calvisano, che sanno accompagnare i migliori prodotti dei nostri vivai dall’essere delle speranze al diventare dei giocatori veri e pronti al professionismo, andrebbero ringraziate, non dileggiate o infamate come troppo spesso avviene.

Campionato Italiano Eccellenza 2016-2017, Finale, Calvisano (BS), Peroni Stadium, 27/05/2017, Patarò Rugby Calvisano v Femi CZ Rugby Rovigo Delta. Foto: Roberto Bregani

Nel dopo-match le dichiarazioni del coach Massimo Brunello e del capitano Gabriele “Moro” Morelli come riportate da www.rugbymeet.com.
Brunello: “E’ stata un’emozione grandissima perché all’inizio si era messa davvero male, devo ringraziare i ragazzi perché sono riusciti a raddrizzarla. Quest’anno abbiamo fatto un ottimo lavoro con acquisti mirati che hanno dato i frutti che ci eravamo prefissati. Sono contento per lo scudetto ma sopratutto per come lo abbiamo raggiunto. La società mi ha supportato e ha supportato i ragazzi in tutto e per tutto nonostante la sconfitta della scorsa stagione. Abbiamo puntato su molti ragazzi che in altre squadre giocavano poco mentre qui hanno dato valore aggiunto sopratutto in ruoli cruciali uno su tutti Semenzato che stava quasi pensando di smettere. I primi 20 minuti sono stati critici sul 12 a 0 mi è tornata in mente la partita contro Viadana, ma devo dire che il carattere e la voglia di giocare dei ragazzi è stata strepitosa. L’uno/due ha tolto morale a Rovigo mentre ha galvanizzato i miei. Rovigo è una squadra ricca di individualità ma il nostro gioco collettivo è emerso e ci ha ripagato. L’ossatura del Club non varierà per la prossima stagione. Voglio fare i miei complimenti a Rovigo e alla loro ottima difesa che ci ha messo in difficoltà oltre ai loro giocatori di punta, Basson su tutti. Dei nostri una nota di merito a Cavalieri che è stato impeccabile in touche e Minozzi strepitoso nei trequarti“.
Morelli: “Sono ancora frastornato per la vittoria, eravamo un gruppo di 30 disperati e con il lavoro sul campo siamo arrivati fino a qui. Nel cerchio pre partita fatto con i ragazzi, gli ho mostrato il nostro pubblico e gli ho detto “facciamoli divertire”. Rovigo ci ha messo in difficoltà Rodriguez e Basson una vera spina nel fianco. Fortunatamente anche oggi Minozzi è stato particolarmente ispirato ed è riuscito a chiamare alla carica i nostri. Rovigo ha messo molta pressione a Tuivaiti ma è riuscito a smorzare le nostre manovre di attacco. Devo dire che probabilmente i rodigini sono arrivati più acciaccati dopo il derby con Petrarca, nella nostra semifinale di ritorno contro Viadana alla fine abbiamo giocato solo 40 minuti e abbiamo potuto risparmiare un po’ di energie. Giocare contro i bersaglieri non è mai facile, è impressionante la pressione che mette il pubblico di Rovigo“.

I Tabellini:

Calvisano (BS), PataStadium “San Michele” – sabato 27 maggio
Eccellenza, Finale
Patarò Calvisano v Femi-CZ Rovigo 43-29
Marcatori: p.t. 10’ cp. Basson (0-3); 18’ cp. Basson (0-6); 20’ cp. Basson (0-9); 25’ cp. Basson (0-12); 32’ m. Lucchin tr. Minozzi (7-12); 35’ m. Andreotti tr. Minozzi (14-12); s.t. 3’ cp. Basson (14-15); 7’ m. Tuivati tr. Minozzi (21-15); 15’ m. Minozzi tr. Minozzi (28-15); 21’ m. Paz (33-15); 29’ cp. Minozzi (36-15); 40’ m. Chiesa tr. Minozzi (43-15); 42’ m. Barion tr. Basson (43-22); 43’ m. Biffi tr. Mantelli (43-29)
Patarò Calvisano: Minozzi; Bruno (3’ st. Chiesa), Paz, Lucchin, Susio (20’ st. De Santis); Novillo (30’ st. Dal Zilio), Semenzato; Tuivaiti, Archetti, Giammarioli (25’ st. Zdrilich); Andreotti (29’ st. Zanetti), Cavalieri; Riccioni (20’ st. Costanzo), Morelli (cap, 19’ st. Luus), Panico (3’ st. Rimpelli)
all. Brunello
Femi-CZ Rovigo Delta: Basson; Barion, Majstorovic, McCann (1’ st. Mantelli), Torres (19’ st. Biffi); Rodriguez, Chillon (30’ st. Loro); De Marchi, Lubian (29’ st. Cicchinelli), Ruffolo (cap, 5’-7’ st. Cicchinelli); Parker (29’ st. Ortis), Boggiani; Iacob (29’ st. Bordonaro), Momberg (29’ st. Cadorini), Muccignat (1’ st. Balboni)
all. McDonnell
arb. Mitrea (Udine)
g.d.l. Liperini (Livorno), Franzoi (Venezia)
quarto uomo: Brescacin (Treviso)
quinto uomo: Cusano (Vicenza)
TMO: Marrama (Milano)
Man of the Match: Minozzi (Patarò Calvisano)
Calciatori: Basson (Femi-CZ Rovigo) 6/6; Mantelli (Femi-CZ Rovigo) 1/1; Minozzi (Patarò Calvisano) 4/7
Cartellini: –
Note: PataStadium esaurito, oltre 6000 spettatori. In tribuna la Vice-Presidente del CONI Sensini, il Presidente FIR Gavazzi, il CT della Squadra Nazionale O’Shea e l’assistente Giampiero De Carli.
jpr

Foto di apertura: copy Stefano Del Frate. Flikr, Sito web.

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