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The good & The bad

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Scritto da Rugby.it

Cominciano le coppe, tra poco arrivano i test match, l’autunno ovale diventa molto molto caldo. E com’è lo stato delle nostre forze?

The Good

Sebastian Negri. Numeri impressionanti durante la partita con Bath, ci ha ricordato uno Zanni con in più la capacità di dribblare l’avversario e fiutare il buco in attacco. Uno Zanni 2.0 insomma, potenzialmente pure più forte. Ovviamente una partita non fa primavera e una buna prestazione non fa un Ale Zanni, ma quanto ha mostrato il nostro giovinotto trevigiano fa impressione. Buon placcaggio, solido nelle situazioni statiche, buon ball carrier, buoni ricicli, ottimi metri di corsa e campo guadagnato, una prestazione insomma da 10 et laude.

La partita di Negri, un altro dei giovani che si stanno mettendo in mostra in questa fine 2017, ci dà speranza e ci fa capire anche un concetto fondamentale: quando c’è concorrenza tutto il movimento, anche i primi degli esclusi, lottano duro per trovare qual posto che ancora gli manca (parliamo della maglia azzurra). L’allargamento del bacino di giocatori è fondamentale e avere un Minozzi che “ruba il posto” a un McLean o un Traorè pronto ad aspettare di entrare nella rosa dei piloni e a dare tutto in campo per mostrare di essere di quel livello, ecco, tutto questo è di cui abbiamo bisogno. Più giocatori di livello, più concorrenza significherà anche migliori prestazioni delle (ex) celtiche e a cascata di tutti i team di Eccellenza.

The Bad

Viadana. Una squadra con un buon seguito, che ha assaggiato anche l’Europa celtica. Un team che dovrebbe lottare per i play-off di Eccellenza e che in casa ha perso contro una squadra universitaria di dilettanti portoghesi. Nessun intento di sottovalutare nessuno. Lo Stade Francais ha perso in Russia (vedi più sotto), georgiani e rumeni sono ossi duri ed è un bene che anche tedeschi e portoghesi diventino più competitivi, così come è un bene che il Brasile cresca e nuove nazionali appaiano tra le solite di sempre.

Detto questo: se si va in Europa a fare una sgambatina di allenamento, a pigliare qualche rimborso, è meglio lasciar perdere, lo avevamo già detto.

Se la Zebra è corta

Le Zebre stanno onestamente sorprendendo. Nonostante la sconfitta pesante in coppa, però chi avrebbe immaginato una vittoria così bella come quella contro la corazzata Ulster? Buone individualità, giovani in spolvero, bel gioco. Ma il problema enorme è la coperta cortissima, basta vedere i minuti giocati fino ad ora: 383 Violi, 462 Canna, 437 Castello, 390 Bellini, 320 Minozzi, 390 Giammarioli, 400 Licata (che è pure permit player), 405 Sisi, 417 Fabiani… Le Zebre hanno solo 3 seconde linee di ruolo, hanno 3 tallonatori schierabili di cui uno rotto, solo due aperture di ruolo…

Non è assolutamente immaginabile chiudere il campionato spremendo i soliti e tra poco arrivano anche i test di novembre con la nazionale che si prenderà molti ragazzi di Parma. Per ora dal mercato è arrivato solo un pilone, l’argentino Bello. Licata dovrebbe pure tornare in Eccellenza, prima o poi. Insomma si potrebbe immaginare qualcosa, ad esempio, un rientro di Furno finita la Mitre Cup, magari un acquisto per qualche mese di Rizzo quando finirà i suoi 2 mesi ad Edimburgo, magari un ritorno di Van Zyl che pare proprio sprecato in Eccellenza mentre a Parma in zona utility sarebbe utilissimo. Il sogno potrebbe anche essere un ritorno di Padovani che in Francia non è esattamente apprezzatissimo. E poi servirebbe comunque una seconda, e anche una seconda/terza. Siamo a fine ottobre e inserire qualche nuovo umano tra le Zebre è assolutamente essenziale.

Krasniy… YAR!

Avevamo sopra accennato alla vittoria dei russi del Krasniy Yar contro lo Stade Francais, merita pubblicare tutta la partita intera per chi volesse vederla. Certo non era lo Stade A, ma la formazione l’hanno scelta loro. E certo non è la prima volta che team russi prendono lo scalpo di più blasonati club europei, ma sicuramente questa resta una vittoria di assoluto prestigio. Con i russi gioca anche Mahu visto anche dalle nostre parti e ad arbitrare c’era il gallese Davies, anche lui molto spesso visto dalle nostre parti…

 

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