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La carezza e lo scappellotto dell’Eccellenza

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Scritto da Rugby.it

Chi merita un premio e chi va dietro la lavagna questa settimana in Eccellenza

Un noto e veritiero detto rugbystico dice che gli avanti decidono chi vince le partite, mentre i ¾ decidono solo di quanto. Basterebbe aver visto il big-match del Battaglini fra la capolista Calvisano ed i Bersaglieri della Rugby Rovigo per avere un preciso fact-cheking di questa elementare verità. Ma non c’è solo la caduta della capolista in questo turno: c’è un bel derby veneto che lancia il Petrarca, un Viadana che torna a fare la voce grossa e la prima vittoria della Lazio, oltre ad una bella ed equilibrata contesa in quel di Firenze. Ma è inutile divagare perché è ovvio che il nostro premio e la nostra punizione questa settimana non possono che riguardare LA partita dell’Eccellenza dei nostri tempi.

La carezza della settimana va a: la mischia di Rovigo, ovvero Joe McDonnell che trasforma un inno in realtà

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Joe McDonnell è uno dei tecnici più sottovalutati di tutti i tempi e di tutti gli sport; eppure, non bastasse il suo passato di giocatore, basterebbe leggere il suo curriculum di head-coach che in due anni ha vinto uno scudetto e disputato una finale per chiedersi se davvero sia così scarso. Curiosamente lo stesso score fatto registrare a Calvisano da Massimo Brunello che, invece, a nessuno verrebbe mai in mente di discutere. Joe è un uomo concreto, senza svolazzi, ed il detto citato in premessa lo conosce benissimo. Da quando è a Rovigo ha pensato bene di risolvere innanzitutto il problema che da anni assillava una squadra altrimenti attrezzatissima: la mischia chiusa. E l’ha fatto benissimo. Oggi la sua “creatura” ha letteralmente fatto strame del pack avversario, procurando falli, punti, cartellini e la solita meta tecnica che fa partire i rossoblù praticamente da +7 in ogni partita. Con una mischia così e tenendo conto del solito detto è difficile pensare che a questa squadra sia precluso qualunque obiettivo. L’inno dei Bersaglieri “Cuore rossoblù”, scritto e cantato dai Marmaja, bella band rockettara polesana, recita ad un certo punto che “la prima linea dei Bersaglieri spinge di più”: non sempre in passato è stato così, ma da quando c’è Joe l’inno è diventato realtà. Che se poi Casellato gli fa dare una mano anche da quelli dietro chi li ferma più questi bei torelli rossoblù?

Lo scappellotto della settimana va a: la mischia di Calvisano, un bel “c’era una volta”

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Abbiamo chiuso la “sezione-carezza” con una citazione musicale e facciamo partire anche lo scappellotto citando una delle più belle e struggenti canzoni italiane di sempre. Chi come il sottoscritto ha i capelli bianchi ricorderà forse la splendida voce di Ornella Vanoni che, nella meravigliosa “Domani è un altro giorno” ad un certo punto dice “e non c’è niente di più triste in giornate come queste che ricordare la felicità”. La felicità dei tifosi di Calvisano quando la loro mischia era capitanata dal furore dinamico di Salvo Costanzo, il creatore di mondi che in prima linea fabbricava punti, penalità e mete tecniche. Ricordi, perché Salvo, come si vede nella bella foto dell’ottimissimo Stefano Delfrate, ha ormai salutato e ci continua a salutare dal suo buen retiro argentino. La mischia di Calvisano oggi è stata letteralmente sventrata da quella rossoblù che ha spostato completamente gli equilibri di una partita che, diversamente, avrebbe avuto forse un risultato diverso. E il guaio, per i ragazzi di Massimo Brunello, è che non si è trattato di un’isolata giornata no; in questi primi sette turni, al di là dei risultati dei match, i gialloneri hanno un bilancio assai negativo per quanto riguarda i confronti in mischia chiusa: ne hanno vinto uno (Reggio, grazie al…ehm), pareggiato un altro (Medicei, beh), persi 4 (Fiamme, Petrarca, Viadana, San Donà) e straperso pesantissimamente uno (Rovigo, appunto). Sempre tornando al pluricitato detto non sono belle premesse per una squadra che abbia ambizioni di titolo. Dovranno lavorare davvero molto Massimo Brunello e il suo collega e tecnico proprio degli avanti Beppe Mor (uno dei più bravi, se non il più bravo), perché con questa situazione di sudditanza nel sancta sanctorum del rugby (come Vittorietto Munari definisce la mischia) non si va lontano.
jpr

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