News

The Good & The Bad

25116127888_6e26910c3f_k (1)
Scritto da Rugby.it

Digestione lenta, riflessi rallentati, pesantezza, sonnolenza? Le Feste hanno un unico rimedio, efficacissimo: la palla ovale!

The Good

Treviso (cinismo e sostanza). Vendendo i due derby la riflessione uscita è che la sostanza ha battuto la forma, che il tentativo di “bel rugby” è stato battuto dalla concretezza.

Quando l’Italia con i Bokke nella recente partita di Padova aveva fatto minutaggio di possesso altissimo ma non era riuscita a marcare punti ci aveva già dato un grande segreto di questo malefico sport: si fa punti su mete, punizioni o si fanno mete di rimbalzo, per l’altrui frustrazione, di rapina, di invenzione (la prima di Hayward nel secondo derby).

Se attacchi 10 minuti e non concretizzi nemmeno 3 punticini può capitare che poi subisci la marcatura pesante più facilmente: la testa va in down, l’umore scende e ti sembra di sbattere contro un muro. Treviso ha vinto non giocando un rugby esaltante ma efficace e concreto. Si è portata a casa 9 punti contro 1 punto solo delle Zebre che, soprattutto nella seconda partita, hanno tenuto per larghissimi tratti il pallino del gioco.

The Bad

Zebre (bene ma non ancora abbastanza). Se il campo dice “poco” come risultato del raccolto però le Zebre sono ad un punto che nessun analista si aspettava. Non solo hanno vinto partite importanti (es. Ulster) e altre ne hanno perse di pochissimo e meritando differente finale (es. Cheetahs) ma hanno un gioco, un bel gioco, non conservativo, moderno, spumeggiante, a tratti divertente.

Siamo passati dalle difese anarco.situazioniste a un piano di gioco strutturato con un’identità (si gioca molto alla mano, si cerca il riciclo, non si ha paura di essere propositivi anche nei propri 22). Santo M. Bradley ha ridato fiducia ad una serie di uomini che uscivano da un doppio fallimento, con stipendi non assicurati, gente che se ne andava via e rose striminzite. Quindi le Zebre dovrebbero avere un premio “good” ad honorem ogni settimana ma nel rugby gli obiettivi intermedi non sono mai obiettivi finali. Quindi se già tanto si è fatto ora puntiamo al tanto di più e al tanto meglio.

Un po’ di belle mete

Per iniziare bene il 2018 la cosa migliore e vedere un po’ di belle, ultime, mete del 2017…  Noi premiamo come miglior meta di dicembre quella del Minozzi irlandese Jordan Larmour.

Un gioco di gambe e una rapidità di movimenti spettacolari. Quei giocatori-incubo da avere di fronte per un placcatore, soprattutto se ti arrivano con 10 metri di spazio davanti.

Devi “solo” essere coraggioso

Questo bel video della federazione spagnola ci esprime un grande principio del rugby, un principio di fondo che è in realtà un principio vitale: “Devi solo essere coraggioso”.

Seas como seas tienes un sitio. Sólo hay que ser valiente. Cerchiamo di tradurre a spanne (se sbagliamo corriggeteci): In qualunque modo tu sia hai una casa. Devi solo essere coraggioso.

Il rugby offre un posto, una casa, un luogo amico e amici. “Chiede” in cambio solo di essere coraggiosi. Essere coraggiosi nella vita non è sempre questione semplice. Il coraggioso non è il temerario che fa atti stupidi e pericolosi. Il coraggioso è quello che non si tira indietro, che decide, che prende in mano la vita e non si fa vivere dagli accadimenti. In latino “valere” significa anche “essere sani”, fisicamente: il valoroso è chi non si abbatte o si compiace nelle febbri della vita; è colui che cerca di non essere superato dal tempo che decide al posto suo.

Essere coraggiosi è impegnativo, faticoso, duro, a volte doloroso, lascia grandi lividi e cicatrici; è una cosa che si impara nel corso del tempo alla scuola dell’esistenza. E il rugby può dare una mano.

Foto: Copy Stefano Del Frate. Flikr. Sito web.

Manuele Grosso

 

Informazioni sull'autore

Rugby.it