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La carezza e lo scappellotto dell’Eccellenza

pane-salame
Scritto da Rugby.it

Chi merita un premio e chi va dietro la lavagna questa settimana in eccellenza

Una giornata fatta per lo più di verdetti netti e scontati rende molto difficile attribuire meriti e demeriti, perché hai sempre il dubbio che risultati simili siano la spia dell’incontro fra chi è troppo forte e chi è troppo inferiore, situazione nella quale al primo c’è poco da riconoscere e al secondo poco da rimproverare. Eppure, guardando nelle pieghe che stanno sotto i numeri, non è difficile trovare spunti per distribuire giudizi. Si può vincere di tanto, ad esempio, nonostante l’avversario non fosse uno sparring-partner, e perdere di altrettanto eccedendo le proprie lacune. In una giornata in cui tutto è andato come più o meno ci si poteva aspettare tiriamo fuori i destinatari di una carezza e di uno scappellotto.

La carezza della settimana va a: Zane Ansell che ha tirato su il testone
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Zane Ansell me lo ricordo numero 8 petrarchino: il classico giocatore ignorante. Chi segue il più bello sport del mondo, naturalmente, sa che il concetto di “ignoranza” non ha affatto significati negativi, specie quando si riferisce a giocatori impegnati in certi ruoli (“mancansa di ignoransa” per Marco Paolini era uno di peggiori difetti per un rugbysta). Il buon Zane era il classico ignorantone che riceveva l’ovale, incassava il testone nelle spalle e caricava a brutto muso guadagnando metri su metri da mettere a disposizione degli intelligentoni che lo seguivano. Grande premessa per essere un ottimo terzacentro, ma non il miglior biglietto da visita per chi voglia fare il coach. Zane Ansell è una delle tante smentite di questa fallace impressione. Appese le scarpette al chiodo ha avuto a San Donà l’anno scorso la sua prima stagione da head-coach e senza neanche essere passato per una particolare gavetta. E’ stato un grande successo che solo per un pasticciaccio brutto combinato da altri non è stato coronato da un meritatissimo risultato. In estate erano suonate le sirene che lo volevano di ritorno a Padova, ma alla fine è rimasto a San Donà. Ed è ripartito come aveva terminato: alla grande. Ieri affrontava un match cruciale per la stagione dei suoi panociari: contro l’avversario diretto Viadana (peraltro lo stesso che lo scorso anno si era preso ciò che legittimamente sarebbe stato di San Donà) erano in palio punti decisivi per l’obiettivo playoff e i veneziani ci arrivavano dietro in classifica, battuti all’andata e, per di più, privi della loro mediana titolare formata dal più promettente mediano di mischia italiano Luca Crosato e dall’apertura-sicurezza Jimmy Ambrosini. Ed è stato un successo, come tutta la carriera di Ansell sinora. Zane il testone l’ha tirato ben su e si guarda attorno con occhio vigile: non è difficile immaginare nel suo futuro un top team. Oppure che con lui sia proprio San Donà a diventarlo un top team. Perché no?

Lo scappellotto della settimana va a: Roberto Manghi, le chiacchiere e il distintivo
Manghi

In una delle più memorabili scene de “Gli intoccabili”, film totemico di Brian De Palma, l’immenso Bob De Niro nei panni di Al Capone al colmo della frustrazione si rivolge al suo avversario mortale Elliott Ness (Kevin Costner) che lo ha appena sconfitto urlandogli che lui non vale nulla, che è solo “chiacchiere e distintivo”. Mi è capitato di ripensarci scorrendo le immagini di Rovigo-Reggio e assistendo a quella che mi è sembrata un’indegna capitolazione da parte degli assai poco diabolici diavoli rossoneri. Le chiacchiere Roberto Manghi le aveva usate ampiamente in estate descrivendo la sua squadra come serio competitor per la contesa playoff; il distintivo ce l’ha sicuramente, in quanto non vi è chi non gli riconosca di essere in sostanza il deus ex machina della compagine reggiana, della quale non è solo il coach, ma una sorta di conducator. Nella decima di campionato, schierati sull’impegnativo palcoscenico del Battaglini e di fronte ad una delle top del torneo, i diavoli spennati hanno dato vita ad una prova davvero sconcertante. Prendere 4 mete in 23’ ti può capitare solo in due casi: se dall’altra parte c’è una squadra di pro britannici oppure se il tuo approccio è da gita scolastica. Nessuno pretendeva che i reggiani sbancassero il tempio rodigino (come peraltro nessuno pretendeva che davvero competessero per i playoff), ma che almeno si comportassero da squadra del massimo campionato italiano pur se di fronte ad una squadra più forte era il minimo. Invece la prova è stata semplicemente indecente e poco conta che poi, rilassatisi i Bersaglieri ormai paghi dell’obiettivo raggiunto con inusitata facilità, i rossoneri abbiano raffazzonato qualche meta inutile contro avversari che si limitavano ad un comodo laissez-faire. Prima della precedente giornata avevamo sferzato Mogliano invitandola a riscattarsi nel confronto con la capolista Calvisano che sarebbe arrivata di lì a poco; i trevigiani hanno colto l’invito e dato vita ad una prova encomiabile benché sfortunata. Nella prossima di campionato anche al Mirabello arriverà Calvisano: mi sembra giusto rivolgere un analogo invito a Roberto Manghi. Lasci perdere le chiacchiere e lucidi il distintivo; lo sventoli davanti ai suoi ragazzi facendogli capire che la dignità non si svende e li inviti a mostrarsi all’altezza di un torneo che, per quanto svalutato, rappresenta la massima competizione nazionale!
jpr

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