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Italia-Inghilterra 15-46: le luci e le ombre

ZANNNI_ARTICOLO
Scritto da Rugby.it

70’ di luci e 10’ di buio rendono difficile il giudizio sui ragazzi di O’Sé

Davanti ad un match come quello disputato oggi all’Olimpico si possono, sostanzialmente, scegliere due modi diversi di vedere le cose. Si può considerare il punteggio, pesante, ma non umiliante subito dalla seconda potenza mondiale, oppure cercare di vedere come si è svolta la partita e discernere le innegabili cose buone mostrate sul piano del gioco e, finalmente, sul piano del gioco offensivo, vero assente, finora, della gestione O’Sé. Naturalmente i contestatori a prescindere prenderanno lo spunto per il solito trito “è tutto sbagliato, è tutto da rifare” (come sempre senza avere alcuna idea di come farlo), ma siccome il loro giudizio era già chiaro e preciso ancor prima del fischio d’inizio, tanto vale lasciar perdere. Certo, sarebbe stato meglio se la partita fosse finita al 70esimo, al termine di un’eccellente prestazione, ma quei 10’ finali ci sono stati ed eluderli non sarebbe un bene, anzi. Anche se farebbe tanto bene al cuore.
Ma andiamo con ordine. Si parte in un Olimpico finalmente gremito di gente e l’inizio non è dei più incoraggianti: passano 3’ e Watson è già in bandiera per lo 0-5, ma gli azzurri assorbono la falsa partenza e cercano di mettere in pratica la tattica studiata che, contrariamente al passato (ricordate tutti quei calci a cercare di tenere lontano l’avversario, ma anche il possesso?) consiste nel cercare, pur con molta fatica, di conservare il possesso passando attraverso molte fasi. Certo, l’avanzamento è assai problematico, soprattutto perché dal punto di vista fisico i bianchi sono degli armadi brutti da vedere e cattivi da affrontare, ma il ritmo si abbassa e i rischi per noi anche. Mentre ci prendiamo la mano il 9 bianco si rompe e le operazioni per soccorrerlo prendono un sacco di tempo. Così si riparte dopo un bel po’ ed è come se si ricominciasse daccapo perché ancora Watson ci punisce nello stesso angolino di prima: 0-10. Ci sarebbe di che perdersi d’animo, ma gli azzurri sono fatti di buona pasta e prendono in mano il pallino grazie ad un pack votato al sacrificio ed all’oculato lavoro di gestione da parte della mediana Violi-Allan che lavora bene. Quegli altri lasciano un po’ fare, ma mal gliene incoglie perché al 20’, al culmine di una bellissima manovra corale partita da una mischia a metà campo gli azzurri affondano col tandem Boni-Bellini sulla fascia sx arrivando quasi a segno; poi, passando per una ruck, la palla vola veloce dal lato opposto a premiare la bella incursione di Tommy Benvenuti che sprinta in meta; Allan trasforma e fa 7-10. Al 26’ sono gli ospiti a fare la voce grossa con una serie di sfondamenti nei nostri 22 che liberano Farrell per la meta e la successiva trasformazione del 10-17. Ma gli azzurri sono sempre vivissimi, tengono botta, riescono a supplire alle proprie lacune (spesso disciplinari) con la tigna e, insomma, stanno sullo stesso palcoscenico con la squadra a cui, sinora, manca solo l coraggio per misurarsi coi numeri 1 del mondo. Al 38’, così, arriva un’altra bellissima iniziativa azzurra, con Minozzi che fa vedere le sue qualità elusive in attacco e ci vogliono due avversari per fermarlo a 4 metri dal try. Gli inglesi, come sempre, nei loro 5 mt sono fallosissimi e sporchissimi e solo così ci impediscono un’altra marcatura pesante con Allan che decide di capitalizzare portando gli azzurri negli spogliatoi sotto break: 10-17.
Si va al riposo con uno di quei punteggi che sanno di dignità e serietà dell’impegno; dopo una partenza difficile con le due mete ospiti, poi, il fatto di aver tenuto la partita sotto break è ancora più importante.
Al ritorno in campo gli inglesi fanno capire che ci prendono sul serio perché, pur in cerca della meta del bonus, scelgono al 46’ di piazzare con Farrell per riportarsi a distanza di sicurezza capitalizzando un fallo in mischia (10-20). E fanno bene a rispettarci, perché poco dopo arriva una bellissima meta azzurra che però viene vanificata da una trasmissione forward di Allan e lascia il punteggio fermo. Non si può, però, nell’occasione non rilevare la pregevole fattura dell’azione offensiva dei nostri. La meta del bonus ospite arriva al 52’ con Simmonds (10-27), ma gli azzurri sono ancora vivissimi e rispondono con uno splendido affondo di Mattia Bellini che segna alla bandiera nonostante un tentativo di decapitazione di Brown che da solo sarebbe valso meta tecnica e cartellino giallo. Fa 15-27 al 57’ e ci affacciamo alla fase finale del match, quell’ultimo quarto che popola sempre i nostri peggiori incubi. Infatti gli inglesi, che lo sanno, qui ci aspettano, ma trovano ancora in piedi le nostre stanche truppe che riescono a limitare le loro manovre offensive concedendo solo una meta di Ford al 68’ (15-34).
Ecco, sarebbe bello poter fermare le lancette qui: un’Italia ottima, che ha retto sia fisicamente che tecnicamente. Soprattutto, finalmente, si sono viste manovre e fantasia in attacco. Non per niente siamo riusciti in una sola partita a segnare due (quasi 3) mete contro la squadra numero 2 del mondo, mentre a novembre, come ricordiamo, avevamo marcato una sola meta in 3 match. Molto buona la prestazione del rientrante Ale Zanni, che si sacrifica ed è efficacissimo, ottimi gli esordi delle entusiaste e ottime giovani terze linee-guastatrici Negri e Giammarioli. Ma molto buona anche la prova della mediana Violi-Allan (specie il secondo) e dei bravissimi Boni e Bellini. Convincente e decisivo l’inserimento di Matteo Minozzi: più volte testato sulle palle alte dagli avversari il giovanissimo ex-Calvisano ha sempre risposto adeguatamente, riuscendo a trovare guizzi e volate sempre efficaci nelle poche palle giocabili avute a disposizione; e mai un errore degno di questo nome. Si, sarebbe bello chiudere così…invece ci sono stati gli ultimi 10’ di buio, con le mete di Simmonds e Nowell che allargano il punteggio a 15-46. Non è un’umiliazione e, in certa qual misura, si poteva anche mettere in conto. Ma era tanto bella la partita al 70’…Ignorarli, però, questi 10’ finali non è bene, e siamo certi che Conchuir O’Sé non lo farà. Settimana prossima si va a Dublino e sarà meglio arrivarci preparati.

I Tabellini:

Roma, Stadio Olimpico – domenica 4 febbraio 2018
NatWest 6 Nazioni, I giornata
Italia v Inghilterra 15-46 (10-17)
Marcatori: p.t. 3’ m Watson (0-5) ,12’ m Watson (0-10), 20’ m Benvenuti tr Allan (7-10), 26’ m Farrell tr Farrell (7-17), 39’ cp Allan (10-17) s.t. 47’ cp Farrell (10-20), 52’ m Simmonds tr Farrell (10-27), 57’ m Bellini (15-27), 68’ m Ford tr Farrell (15-34), 74’ m Simmonds tr Farrell (15-41), 78’ m Nowell (15-46)
Italia: Minozzi; Benvenuti, Boni, Castello (73’ Hayward); Bellini; Allan (73’ Canna), Violi (63’ Gori); Parisse(cap); Giammarioli (50’ Mbandà), Negri; Budd (61’ Biagi), Zanni; Ferrari (53’ Pasquali), Ghiraldini (53’ Bigi), Lovotti (40’ Quaglio)
all. O’Shea
Inghilterra: Brown (61’ Nowell); Watson, Te’o (58’ Joseph), Farrell; May; Ford, Youngs (10′ Care); Simmonds; Robshaw (67’ Underhill), Lawes (58’ Kruis); Itoje, Launchbury; Cole (54’ Williams), Hartley (54’ George), Vunipola (73’ Hepburn).
all. Eddie Jones
arb. Mathieu Raynal (Francia)
g.d.l. Jerome Garces (Francia), Nick Berry (Australia)
TMO: Rowan Kitt (Inghilterra)
Calciatori: Farrell (Inghilterra) 4/8, Allan (Inghilterra) 2/3
Note: Giornata soleggiata a Roma. Spettatori presenti 61464.
NatWest 6 Nations Man of the Match: Anthony Watson (Inghilterra)

jpr

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