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Carlo Festuccia, il ritorno del grande numero 2 azzurro

grinder
Scritto da Rugby.it
Ovale, vela e bici: Festuccia è un gladiatore
(da “Il Resto del Carlino” Reggio Emilia di oggi, mercoledì 17 ottobre)

Una gran fondo di ciclismo, una vittoria in rimonta nella Coppa Italia di rugby e (il giorno dopo) il trionfo di categoria nella Barcolana di Trieste, celebre gara di vela con partenza in massa. Il protagonista di queste imprese non è Ercole né il padre degli Incredibles ma Carlo Festuccia, 38 anni, ex azzurro di rugby e allenatore della mischia del Valorugby. Un anno e mezzo fa aveva annunciato il ritiro agonistico dalla palla ovale dopo una lunga e gloriosa carriera internazionale ma sabato scorso, a dieci minuti dalla fine della partita di Coppa Italia contro la Lazio, ha capito che Reggio era in difficoltà, ha deciso di tornare in campo e ha aiutato i diavoli del Valorugby a completare una clamorosa rimonta. Volto sorridente e inflessione abruzzese, Festuccia si schermisce, come previsto, dai complimenti.

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Festuccia coach; qui è alle spalle di Pietro Marzocchi, giovane talento del Valorugby Emilia. Nella foto in alto, sotto al titolo, Festuccia velista.

Sui media specializzati qualuno ha scritto: se Festuccia torna a giocare il Valorugby può davvero puntare allo scudetto.
“Che esagerazione… e comunque gli accordi con Roberto Manghi sono chiari fin dall’inizio: io gioco solo in caso di assoluta necessità. Sabato Enrico Manghi era infortunato e Anton Gatti, finora molto bravo, si è trovato in una giornata no, perciò a un quarto d’ora dalla fine abbiamo deciso di tentare la sostituzione. La mia presenza in campo può dare ai ragazzi una maggiore concentrazione ma non ho certo la bacchetta magica per risolvere le partite”.

Un po’ di emozione al momento del ritorno in campo?
“Sono un veterano, nella mia carriera ho vissuto tante partite importanti anche a livello internazionale e quindi non sentivo particolare emozione. C’era, invece, il piacere di poter finalmente mostrare ai ragazzi quel che cerco di insegnare loro in allenamento; puoi utilizzare mille parole ma far vedere in partita un gesto tecnico rimane l’insegnamento più efficace”.

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Festuccia tallonatore. Dopo 54 caps in azzurro e il ritiro nel 2017, Carlo è tornato in campo sabato a Roma aiutando Valorugby a vincere in rimonta sulla Lazio

Lei allena a Reggio ma abita a Parma.
“Parma è un po’ la mia seconda casa da quando ho lasciato L’Aquila quasi vent’anni fa. Sono sposato con una ragazza parmigiana e abbiamo una bambina di quattro anni, Carlotta. Detta Lottie, perché è nata a Londra quando giocavo con i Wasps e perciò le è toccato un soprannome inglese”

Sappiamo che per mantenersi in forma predilige la bicicletta.
“Amo le gran fondo. Due domeniche fa ho partecipato a ‘La Lentissima’, un percorso di 120 km che partiva da Parma, superava l’Enza e arrivava fino a Vetto e a Castellaro”.

Ha mai pedalato da Parma alla Canalina?
“Più di una volta, quest’estate. Un buon allenamento, prima e dopo quello di rugby; allungando un po’ il percorso ne usciva un centinaio di km”.

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Festuccia biker. La sua passione per la bici da corsa è sconfinata. Qui è (auto)ritratto sull’Appennino al confine tra Emilia e Toscana

La bici è la sua più grande passione dopo il rugby?
“Al pari della barca a vela”.

Barca a vela?
“Questa domenica, il giorno dopo la partita di Roma, ho partecipato alla Barcolana di Trieste insieme a mio fratello Luca; la barca del cui equipaggio facciamo parte, ZeroCould Abruzzo dell’armatore Danilo Falzitti, ha vinto nella categoria TP 52 ed è arrivata diciassettesima su 2689 barche”.

E’ un po’ strana come passione per un aquilano.
“Ho sempre avuto questo amore. Da ragazzo ho preso anche lezioni di windsurf; per i miei 18 anni mio padre voleva regalarmi un corso di barca a vela in Sardegna ma fui convocato nella nazionale U18 di rugby e il progetto svanì. Mi sto rifacendo ora”.

Il ruolo di tallonatore, nel cuore della mischia del rugby, sembra molto distante da bici, windsurf e vela, che evocano spazi aperti e solitari.
“Non sono così distanti; anche dal punto di vista dell’allenamento, barca a vela e bici sono molto utili per il rugby. In barca io sono un grinder, ruolo che richiede forza. E’ come pedalare, ma con le braccia. In pratica pedalo sempre… con le gambe su strada e con le braccia in mare”.

L’Aquila, Parigi, Londra o l’Emilia: di quale realtà si sente più parte?
“Qui si vive meglio che a Parigi e a Londra. Bellissime metropoli, ma forse più adatte a un giocatore single. Se hai una famiglia, Parma è ideale; è tutto più semplice, tutto a portata di mano. Come indole però rimango aquilano; anche se l’ho lasciata 17 anni fa, L’Aquila sarà sempre la mia città e sono davvero contento che il mio accento abruzzese non sia sparito”.

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Festuccia babbo, il suo ruolo preferito. A sinistra mamma Barbara, a destra Carlo e legata in mezzo la piccola tallonatrice Carlotta “Lottie” Festuccia

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