Top 12

La carezza e lo scappellotto del TOP12

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Scritto da jpr

Chi merita un premio e chi va dietro la lavagna questa settimana in TOP12

Una giornata importante questa sesta, in cui cominciano a delinearsi gerarchie ed il gruppo comincia a frazionarsi. Ma questo non significa che l’interesse non rimanga vivo su tutti i campi! Chi avrebbe mai potuto immaginare le fatiche d’inferno del Petrarca, capace di vincere con la Lazio solo grazie all’alchimia del suo solito gioiellino? E che dire della tesissima e fondamentale partita della Caserma Gelsomini, dove forse nasce una stella ed un’altra rischia di cadere? In attesa di una settima giornata cruciale in cui si giocherà una discreta fetta dei destini della regular season (ma ci sarà tempo per riparlarne), godiamoci la lotta accesissima per le posizioni che contano, con molti a sgomitare in fila indiana dietro ad un Petrarca che riesce a stare in equilibrio su un piede solo (quello di Andrea Menniti-Ippolito) e a non cadere mai. In questa giornata molte sarebbero le carezze da dare; innanzitutto a Gianluca Guidi che con le sue Fiamme pone audacemente la candidatura a primo avversario degli invincibili campioni di equilibrismo, ma anche ai sempre più credibili diavoli reggiani, per non parlare di un Viadana partito male, ma in decisa ripresa. Come pure qualche scappellotto, un po’ più convinto, andrebbe indirizzato verso la squadra sinora più deludente del torneo, cioè Rovigo, ma siccome gliel’ho date già la settimana scorsa lascerò che le loro guance riposino. Andiamo, perciò, a vedere chi ho deciso di carezzare e scappellottare stavolta.

La carezza della settimana va a: Rugby Mogliano, se questa è una vittima designata
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Alzi la mano chi ad inizio stagione non aveva messo i radeciotti trevigiani come quasi certi candidati alla retrocessione? Io la mia la tengo giù…ma francamente non ne vedo altre alzarsi. Andiamo quindi a premiare una squadra (ed una società) partita dagli inferi e riuscita a riveder le stelle, come direbbe il Poeta. La scorsa estate, dopo una stagione giocata in costante affanno e con rarissime e striminzite soddisfazioni si era addirittura temuto di non rivederle più quelle maglie biancoblù che pure, negli ultimi anni, erano sempre state protagoniste di stagioni di primo piano e persino di un meritato e sorprendente scudetto. Invece, di riffa o di raffa, l’iscrizione è arrivata, qualche sponsor anche ed una società rinnovata ha deciso di affidarsi all’esperienza di un tecnico ambizioso e navigato come il fumantino Andrea Cavinato ed all’entusiasmo e alla concretezza di un grande, grandissimo ex mago della mischia come Salvo Costanzo (il dio di tutti i piloni lo abbia sempre in gloria!). Ma l’organico, in realtà, sembrava deboluccio: tanti ragazzi, poca esperienza e pochi strangers. E poi la pre-stagione era stata una mezza catastrofe, con asfaltate prese un po’ da tutti. Invece, pronti via e quando si comincia a fare sul serio i leoni trevigiani, pardon i leoncini (i Leoni sono quegli altri, vicini di casa) tirano fuori zanne ed artigli e diventano una banda di ragazzini terribili. Adesso sono lì, agganciati al vagone che viaggia verso i playoff, come ai tempi belli di Casellato prima e di Kino poi. Continuerà? Vedremo, intanto è un gran bell’andare, altrochè!

Lo scappellotto della settimana va a: Verona Rugby, che non sia solo glamour!
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Si, potevo mettere lo stemmino del Verona Rugby, come fatto più sopra per Mojan, ma, lo confesso, sono un fan della Lady scaligera Raffaella Vittadello e mi è sembrato molto meglio così. Anche perché ad una signora così graziosa l’unico scappellotto che potrei dare sarebbe con i petali di una rosa, non certo con le mie manacce. Però, però, dietro al glamour di una così fascinosa presidente, all’elegante colore grigio delle belle maglie dei veronesi, ad un bellissimo e novissimo centro sportivo, agli ambiziosi progetti fatti di accademie e marketing, insomma, dietro tutto questo ci dovrebbe essere il campo con i suoi riscontri, ma finora di questi ce ne sono proprio pochini. Si sa che i progetti ambiziosi hanno bisogno di sostanza per vivere e non restare nella testa dei progettisti e sinora la sostanza non c’è n’è proprio. Nonostante le ambizioni ed una campagna acquisti non certo minimalista i risultati latitano ed i veneti più occidentali di sempre languono in fondo alla classifica con solo 3 punticini in più del piccolo Valsugana che di glamour non ne ha propalato nemmeno un filino. Se davvero a Verona vogliono crescere come hanno dichiarato senza risparmiare ambizione e fiducia in sé stessi devono darsi una mossa: che ne sarebbe di tanta progettualità se arrivasse una retrocessione? C’è ancora tempo, ma ad ogni partita che passa e che si perde ce n’è sempre meno.

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jpr