Top 12

La carezza e lo scappellotto del TOP12

michetta
Scritto da jpr

Chi merita un premio e chi va dietro la lavagna questa settimana in TOP12

Girata la boa di mezzo calendario riprendiamo il viaggio verso il traguardo di questa stagione che, come sempre, arriverà in primavera inoltrata coi suoi verdetti, qualche volta belli, altre meno. Verdetti che si costruiscono anche in giornate come questa in cui sembra che tutto sommato succeda poco, ma a ben guardare… A ben guardare si vede una squadra, i Bersaglieri del polesine, che dopo un avvio problematico e dopo una miracolosa resurrezione sono oggi la squadra più in forma e convinta del torneo. E con un asso nella manica che nessuna avversaria può vantare: tutti gli scontri diretti da disputare in casa. Se ne vedono tre, Petrarca, Calvisano e Valorugby che la sfangano con fatica crescente per tenere il passo delle scatenate piume rossoblù, mentre da dietro arriva anche una carica convinta della polizia. Insomma, lì davanti è un gran guazzabuglio, ma anche dietro non si scherza. Dietro continua la favola bella del Valsu e dei suoi condannati alla retrocessione che non si uniformano alla condanna, mentre in mezzo continua lo smottamento sempre più preoccupante di una squadra supposta tranquilla come Viadana, che nessuno si sarebbe aspettato di vedere in simili gramizie. E che continua ad “occupare” con convinzione il mio personalissimo sin-bin. Invece sul palco a prendere premi potrei mandarci tanta gente, ma… Come si fa a non mandarci lui?

La carezza della settimana va a: Carletto Festuccia, the revenant

CANBERRA, AUSTRALIA: Italian hooker Carlo Festuccia runs during team training for the Rugby World Cup 2003 in Canberra Stadium, 20 October 2003. Italy play Canada in their Group D pool on 21 October. AFP PHOTO/Peter PARKS (Photo credit should read PETER PARKS/AFP/Getty Images)

Sarà capitato a tutti voi (due), magari sentendo un notiziario o vedendo una trasmissione, di trovarsi davanti un cantante, un attore, uno sportivo o un politico che non vedevate o di cui non sentivate parlare da un pezzo. Quando mi succede, lo confesso, la prima domanda che mi viene spontanea è “Ma non era mica morto?”. E invece no, eccolo lì, ancora tutto bello vivo e con tante cose da dire, magari. Ecco, una roba simile mi è capitata ieri, tirando le somme della giornata. Guardo i tabellini e, che ti vedo all’84’ di Valorugby-Medicei? Meta decisiva di…Carlo Festuccia! Ma chi? Lui? Quello vero o un omonimo? O magari il figlio che gioca nelle giovanili? No, no, proprio lui: Carlo Festuccia, aquilano classe 1980, 54 caps con la nazionale e, come dice wikipedia (da aggiornare, evidentemente) ritirato nel 2017 e da allora tecnico degli avanti a Reggio Emilia. Ecco, appunto, non si era ritirato? Un po’ come dire “Ma non era morto?” (e nel suo caso fortunatamente risorto come allenatore). Ero rimasto che dopo un breve passaggio alle Zebre era ritornato agli Wasps e da lì aveva annunciato il suo ritiro ed era diventato allenatore degli avanti con Roberto Manghi a Reggio. Evidentemente Carletto oltre che un grande giocatore e, ce lo e glielo auguriamo, un futuro grande tecnico, è sicuramente un grande vizioso. Perché questo gioco, non c’è niente da fare, è un vizio pericoloso, che ti si insinua dentro da piccolo e non vuole lasciarti in pace. Così c’è gente che, modestamente, pensa di poter buttare giù un po’ di pancetta e giocare con gli old e poi ci sono i revenants come Carletto, che la pancetta tutt’al più la tengono in frigo ed in un freddo sabato di gennaio ti spuntano in campo e ti risolvono una partita. Perché la classe, se ce l’hai avuta, è come il vizio: non ti molla mai. Ti voglio bene Carletto!

Lo scappellotto della settimana va a: Viadana Rugby, una noia oblomoviana

frati
Ieri scorrevo qualche commento sui social e ne ho trovato uno di un tifoso dei gialloneri virgiliani; diceva che la storia ed i tifosi di Viadana non meritano tutto questo. Un comprensibile sfogo di amarezza (a chi non è mai capitato?) e nulla più. Il guaio è che un commento come questo potrebbe stare in bacheca da un pezzo allo Zaffanella. Perché è un pezzo, ormai, che il Viadana delude e mi costringe ad occuparmi di lui. Ho detto più volte che Viadana non ha solo quella grande tradizione cui faceva riferimento il tifoso deluso, ma ha anche un non disprezzabile presente: uno stadio bellissimo (che la delusione sta svuotando), un organico di ottimo livello, un fuoriclasse assoluto come Brian Ormson ed un allenatore di grande talento come Pippo Frati. Tutto ciò che serve per una stagione soddisfacente, anche se magari non in vetta alla classifica. Come ha fatto a mettersi in questa situazione? Una situazione che si va facendo pericolosa, e che lo diventerà ancor di più se non verrà presa di petto. Una situazione che potrebbe ricordare quella di Oblomov. Oblomov è il protagonista del bellissimo omonimo romanzo di Ivan Aleksandrovič Gončarov,; Oblomov è una persona intelligente e colta, con un discreto patrimonio e tutto ciò che serve per vivere in maniera magari non straordinaria, ma comunque appagante. Ma è preda di una sorta di pigrizia patologica che si trasforma via via in abulica sfiducia. Oblomov si lascia scorrere la vita addosso lasciando che le cose gli accadano, senza reagire, né darsi pena per questo: si limita ad esistere. E’ malinconico e rassegnato, ma anche convinto che la vita sia così piatta che nulla gli potrebbe portare di buono, ma nemmeno di cattivo. Che può succedere a Viadana se entra in una spirale oblomoviana? Società e tecnico farebbero bene a pensarci. E magari a leggere “Oblomov” che qualcosa può insegnare.

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jpr