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Buon compleanno foot-ball! Qualche domanda al bisnonno del rugby

1851
Scritto da Rugby.it

Oggi, martedì grasso, è in un certo senso il compleanno del rugby; o almeno è il compleanno del suo bisnonno, il foot-ball. Nell’Inghilterra medioevale, rinascimentale e sei-settecentesca questo era per eccellenza il giorno dedicato alla pratica del foot-ball; un po’ perché Martedì Grasso, ultimo giorno di Carnevale, è un momento riservato al divertimento e alla follia liberatoria e un po’ perché la popolazione lavoratrice britannica dei secoli scorsi, della quale facevano parte anche tantissimi ragazzi, non aveva durante il corso dell’anno molte altre occasioni di festa e di tempo libero.
Il legame con il martedì grasso è una delle poche cose che conosciamo dell’antico foot-ball, il gioco dal quale nell’800 derivarono, come noto, il Rugby Football e l’Association Football (=calcio); le sue origini sono disperse temporalmente nei secoli e geograficamente in tutti i continenti, visto che giochi analoghi (collettivi e con la palla) sono apparsi in quasi tutte le società antiche, dai greci ai romani, dai cinesi ai giapponesi, dai maya agli irochesi fino agli aborigeni australiani.
Ma è difficile pure seguire l’evoluzione del foot-ball in terra britannica, dal 1314 (data della sua prima menzione) al XIX secolo (sopra, la possibile prima foto di una partita di rugby; risale al 1851 e fu scattata proprio a Rugby), perché rare e sparse sono le testimonianze in proposito.
Questa scarsità di dettagli lascia aperti molti interessanti dubbi; proviamo a elencarne alcuni tra quelli che ci incuriosiscono di più.

Perché ci piace giocare con la palla? Giochi con la palla erano diffusi, come detto, in molte società antiche. Perfino in alcune tombe egizie sono state rinvenute biglie che si suppongono ivi lasciate come passatempo per il defunto. Da millenni l’uomo trova divertimento nel colpire una palla con le mani (-> rugby, basket, volley…), con i piedi (-> calcio) o con una mazza (-> hockey, cricket, baseball, tennis…). Cos’è che ci attrae così tanto in una palla? Cosa attrae non solo noi umani: chiunque possieda un cane sa bene a quali gradi di uggiolante eccitazione può arrivare il quadrupede se gli si mostra una pallina da tennis. Il motivo non ci sembra facile da individuare: forse la palla rappresenta la forma base di tutto ciò che nella vita siamo chiamati a cercare di conquistare, maneggiare e difendere e perciò il nostro istinto ci spinge a giocare con essa per allenare mente e corpo.

Perché “foot-ball”? Il football (=piedepalla) fu chiamato così perché consentiva di toccare la palla solo con i piedi? Oppure perché calciare la palla non era l’unica azione possibile ma era quella preponderante? O forse ancora perché calciare la palla, seppur aspetto minore del gioco, era in esso possibile a differenza di altri giochi? Insomma, che ruolo aveva il foot nel football? Non avendo notizie sulle sue regole fino a secoli recenti, non possiamo rispondere a questa domanda.

Città o villaggi? Il foot-ball nacque come gioco di strada tra abitanti di una stessa città o come duello tra villaggi confinanti? La seconda ipotesi ci sembra particolarmente suggestiva perché donerebbe al rugby una sorta di eredità di ampio respiro: quel prato di 100×70 metri simboleggerebbe i campi e le valli che separavano i due villaggi, quei pali ad H sarebbero la stilizzazione delle porte d’entrata dei villaggi e quei 15 giocatori sarebbero i campioni della popolazione dell’intera propria città (ok, questo più o meno lo sono già)… Quelle sfide tra villaggi o cittadine (tuttora praticate in qualche località dell’Inghilterra con il nome di Shrovetide, che non a caso vuol dire Shrove Tuesday=Martedì Grasso) erano prive di limiti di spazio, di numero di partecipanti, di tempo (“smettiamo quando fa buio”) e con vaghi limiti di comportamento (proibito utilizzare le armi, ma non di rado qualcuno approfittava delle mischie per chiudere a coltellate una vecchia faida). La palla, che poteva essere un pezzo d’animale o un involto di stracci, era posta a mezza via dei due villaggi e secondo la maggior parte degli studiosi lo scopo non era raggiungere il villaggio avversario ma portare la palla nel proprio.

Invadere o tornare a casa? Quest’ultimo è un aspetto molto interessante: se davvero lo scopo del “rugby degli albori” non era invadere il terreno avversario ma riuscire a tornare (con la preziosa palla) nel proprio villaggio allora anche il rugby attuale, suo erede, verrebbe ad avere un significato ideale capovolto. Quando segnamo una meta (plurale generico; io, sniff!, è da tanto tempo che non segno una meta…) dovremmo esultare non perché abbiamo conquistato il campo avverso ma perché siamo riusciti a “tornare a casa”. Insomma, il significato del rugby sarebbe protettivo e non aggressivo.

Cavalli e clave. Secondo qualche ricercatore alle partite di foot-ball partecipavano talora anche uomini a cavallo, che probabilmente aspettavano che la palla uscisse dal grosso della lotta per provare a galoppare via con essa, ed altri giocatori armati di mazze, più inclini a entrare nel vivo dell’azione; se ciò fosse vero, non sarebbe difficile individuare nei primi i bis-bis-nonni dei trequarti e nei secondi i bis-bis-nonni degli avanti…

Studenti violenti. Nel 1781 gli studenti della Rugby School rifiutarono di pagare i danni per alcune vetrate che avevano rotto; per protesta ne infransero molte altre, bruciarono alcuni arredi e si rifugiarono in un quartiere della scuola compilando un Riot Act, una lista di principi e rivendicazioni. Dopo vano parlamentare l’esercito penetrò nelle loro stanze e li sopraffece, riportando l’ordine nella scuola. Fu quella solo una delle tante rivolte violente che scoppiarono nei college in quei decenni; secondo una teoria (che però pare puramente ipotetica) il foot-ball fu introdotto nelle schools proprio per incanalare la tendenza alla violenza degli studenti. Se il foot-ball salvò così le finestre delle scuole, le scuole ricambiarono salvando il football, perché pare che come gioco di strada stesse lentamente scomparendo; un po’ a causa dei divieti delle autorità e un po’ perché troppo rude per i mutati gusti di una società in progresso. Al sicuro nei cortili dei college il football trovò nuovo e fertile humus per poi esondare di nuovo fuori da quei cortili invadendo il mondo.

Rugby erboso e calcio pietroso? Un’altra ipotesi curiosa ma condivisa da più storici vuole la scelta tra una versione e l’altra del foot-ball influenzata dal tipo di terreno a disposizione delle varie schools. La scuola di Rugby vantava un ampio prato sul quale era possibile ruzzolare senza conseguenze, mentre altri college disponevano solo di piccoli cortili in pietra, placcare e lottare sui quali avrebbe significato condannare i pupils a miriadi di abrasioni, lividi e bernoccoli. La Rugby School potè così permettersi di mantenere la vecchia versione del foot-ball che consentiva mischie e placcaggi, mentre molte altre scuole optarono per le più morbide regole che permettevano solo di utilizzare i piedi e che portarono poi all’Association Football.

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