Top 12

La carezza e lo scappellotto del TOP12

michetta
Scritto da jpr

Chi merita un premio e chi va dietro la lavagna questa settimana in TOP12

E siamo così arrivati anche alla fine di questo viaggio nella bellissima regular season del nostro amato TOP12, un viaggio partito in autunno, passato attraverso un finto inverno con temperature che indignerebbero Greta Thunberg e approdato a questa incipiente primavera. Ricordo i malmostosi profeti di sventure, quelli che devono criticare sempre e comunque ancor prima di aver visto, che alla vigilia della partenza del viaggio dicevano che ci saremmo annoiati a morte, che era tutto scontato e che l’allargamento a 12 era una sciagura (sono certo avrebbero detto lo stesso anche di un restringimento a 8 o a qualunque altra dimensione). Poveretti, gente che vive come pensa, cioè male: non ce l’ho con loro, anzi li compatisco. Noi che aspettiamo di vedere prima di giudicare e che tendenzialmente speriamo sempre per il meglio ci siamo divertiti ‘na cifra quest’anno. E tutto lascia pensare che continueremo a farlo con gli incertissimi playoff che ci aspettano e con la bella sorpresa di un succosissimo spareggio-salvezza. Nel salutare e dare l’appuntamento ai suoi tre lettori al prossimo anno (passate bene l’estate, mi raccomando, che se mi lasciate voi sono rovinato!) la rubrichetta del pane&salame ha un po’ di carezze (e anche qualche scappellotto) da distribuire in giro, prima di passare alle premiazioni ufficiali della settimana. Voglio partire dal fondo salutando e ringraziando gli aquilotti del Valsu che ci hanno provato sempre (e a me quelli che comunque ci provano piacciono molto più di quelli che mollano subito): la vostra prima avventura fra i “grandi” è stata un successo molto più di quel che può dire un’ingenerosa classifica. E’ che comunque qualcuno ultimo ci deve arrivare, ma non è detto che non possa avere meriti e suscitare ammirazione. Una carezza anche ai ragazzi della Lazio di Daniele Montella, che si sono ribellati ad un destino scritto prima sul campo e poi su una scrivania ed hanno lottato come ossessi per strappare un ultimo respiro con cui gridare la loro voglia di continuare a provarci. Non me ne vogliano gli amici veronesi, ma nello spareggio tiferò per i biancazzurri, perché amo coloro che non si arrendono. Una carezza speciale va ai Diavoli del Valorugby ed al loro indomito capitano Mirko Amenta, protagonisti di una cavalcata straordinaria guidati dal conducator Manghi sotto l’egida del presidente-cowboy Grassi: state costruendo davvero qualcosa di grande, vento fresco nelle stanze del nostro movimento: è sicuramente vostra l’impresa più bella di questa stagione. E quella che promette di più per il futuro. Carezze anche ai campioni in carica del Petrarca che hanno avuto una stagione difficile con tanto vento contro, ma che da bravi velisti il vento lo hanno risalito bordeggiando di bolina sotto la guida sicura dello skipper Andrea Marcato e del capitano (lo so che la fascia non ce l’ha più, ma per me ci sono giocatori che sono sempre capitani dentro) Chicco Conforti, vera anima nera: ragazzi il vento può sempre girare. Una carezza anche ai miei “nemici” di Rovigo, che partendo malissimo hanno trovato via via fiducia e gioco, guidati in cabina di regia dal dynamic-duo Umbe&Kino e con la freccia David Odiete pronta ad essere scoccata dritta al bersaglio grosso. Infine una carezza al mio (lo sanno tutti…) Calvisano che, per rubare uno slogan agli Skandianazz di Reggio, quest’anno è partito dall’inferno ed è arrivato al paradiso della prima posizione. Grandi meriti ai ragazzi in campo ed a coach Massimo Brunello, da me tante volte criticato quando le cose andavano male: lui è un grande allenatore e da lui è giusto aspettarsi il massimo. E lo ha fatto venendo fuori, appunto, dall’inferno di una partenza terribile. Come dicevo c’è anche qualche scappellotto (amichevole, sempre, e dato a fin di bene) e va a quelli che dovevano fare di più e non lo hanno fatto. Devo darlo a Viadana, che aveva i mezzi magari non per il vertice, ma nemmeno per una stagione così mediocre. E, ahimè, devo darlo anche alle Fiamme Oro del da me stimatissimo Gianluca Guidi: perché lo sa anche lui che questa squadra poteva e doveva fare molto di più. Ma adesso, come preannunciato, salutiamo tutti con l’ultima carezza e l’ultimo scappellotto stagionale.

La carezza della settimana va a: Stefan Basson, che non mi incanterà più
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Un’ultima carezza ad un grandissimo che lascia e che mi lascia senza incanto. Per me Stefan è sempre stato un avversario, uno che tante volte ha trafitto il mio cuore (e la mia squadra) col dardo della sua immensa classe. Sono un tifoso (si, di Calvisano), ma prima di tutto sono da più di 40 anni un innamorato perso di questo meraviglioso gioco e quindi anche dei suoi interpreti migliori. Per questo motivo nei tanti anni in cui lui è stato dall’altra parte ha comunque sempre suscitato in me un’immensa ammirazione. Ammirazione innanzitutto per la sua eleganza, la sua correttezza, la sua educazione: per queste cose che ne fanno una splendida persona prima ancora che un grandissimo giocatore. Perché grandissimo giocatore lo è stato: una tecnica semplicemente perfetta, la battuta pulita e precisa (il suono dell’impatto del suo piede sulla palla è musicale come la primavera di Vivaldi), l’intelligenza tattica sopraffina e la capacità, propria dei grandi, di fare sempre la cosa giusta al momento giusto. Per tanti anni, nelle partite sempre tesissime con Rovigo, nei tanti scontri di regular, di semi o addirittura di finale, al fischio dell’arbitro all’ottantesimo il mio primo pensiero, sia che la mia squadra avesse vinto sia che avesse perso, è sempre stato quello di cercare Stefan per stringergli la mano e complimentarmi con lui. Per congratularmi se aveva vinto o rincuorarlo se aveva perso. Perché i grandi in campo e fuori come lui, in realtà, non perdono mai ed una stretta di mano con loro è sempre una stretta di mano con una bella persona oltre che con un campione. Fino all’ultimo, dalla prima stagione a Rovigo alle tue due ultime stagioni a Firenze, lontano dalla tua Rovigo (dove prima o poi tornerai) sei stato un esemplare uomo e campione. Ed una meraviglia per gli occhi di chi guarda da innamorato a questo sport. Ora ci saluti e la mia speranza è quella di poterti stringere ancora la mano in futuro. Capiterà, lo so. Grazie Stefan, grazie davvero di cuore. Grazie di essere stato una gioia per noi tutti.

Lo scappellotto della settimana va a: Mogliano e la sua narcolessia
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Un po’ mi spiace che l’ ultima cosa che scriverò in questa stanza alla conclusione di questa wonderful season debba essere necessariamente uno scappellotto. Ma questo è il format della rubrichetta e questo mi tocca fare. Anche perché è questo che i miei tre lettori si aspettano. Quindi l’ultimo scappellotto di questa stagione mi tocca darlo agli amici di Mogliano. Ragazzi, la vostra stagione è stata davvero buona, se consideriamo che prima di cominciare tutti vi davano (ehm, davamo…) per spacciati. E invece avete fatto una prima parte di stagione davvero splendida, mettendo in mostra innanzitutto una mischia terrificante, guidata da quel fantastico pilone-totem che è stato il vostro forward-coach Salvo e anche qualche interessante individualità. Ragazzi giovani e promettenti che saranno un tesoro dell’intero movimento. Poi una seconda parte di stagione un po’ così, ma, insomma, ci poteva anche stare. Quello che non ci può stare è la narcolessia. La narcolessia è una strana patologia per cui uno ad un certo punto, inavvertitamente, di punto in bianco si mette a ronfare della grossa. Mogliano è così: in certe partite entra in campo e, tump, si addormenta per svegliarsi forse solo al fischio finale. In quei casi sono batoste poco spiegabili considerando il valore che la squadra ha mostrato in campo…da sveglia. Un pisolino schiacciato alla Guizza e si viene a casa con un 58-0, una bella ronfata al Lodigiani e ci si carica sul groppone un 50-0 senza colpo ferire. Vabbè, voglio essere buono e pensare che magari ieri anziché giocare a rugby avete voluto godervi tutti l’ultima replica di uno spettacolo di successo in cartellone da anni: “La meravigliosa avventura di Stefan il mago”. Ma per l’anno prossimo vedete di trovare una cura per sta narcolessia… Per darvi una svegliata date un’occhiata alla foto qua sopra e traetene ispirazione!

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Con la fine della regular “La carezza e lo scappellotto del TOP12” va in vacanza e spera di ritrovarvi alla partenza della prossima stagione. Vi ringrazio tutti e tre della pazienza e vi invito alle partite dei playoff del mio Calvisano: vi offrirò una birra fatta da me per ringraziarvi della pazienza. Ci si vede in giro!

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jpr